RAVENNA. Dopo le molestie sessuali a due donne alla stazione di Ravenna da parte di un uomo senza dimora, già denunciato tre volte per fatti analoghi, la Fit-Cisl Emilia-Romagna insorge e chiede un incontro “urgente e risolutivo” con la Prefettura e il Comune di Ravenna. E ricorda ai lavoratori che possono usare lo Stop work autority, ovvero possono smettere di lavorare e allontanarsi in caso abbiano sentore di essere in pericolo. Stamattina, riferisce il sindacato, una lavoratrice della società Mast, impegnata nelle attività di appalto ferroviario, “è stata vittima di un’aggressione a sfondo sessuale dopo essere stata inseguita e palpeggiata da un soggetto senza fissa dimora che staziona abitualmente nell’area dello scalo. Solo il coraggioso intervento di un collega ha evitato che l’episodio degenerasse ulteriormente”. E, sempre stamattina, una viaggiatrice ha subito molestie sessuali. Tutti episodi “prevedibili”, per la Fit-Cisl, dato che il “responsabile è lo stesso già protagonista di episodi analoghi avvenuti il 29 dicembre e il 4 gennaio scorso”. È dunque “assolutamente inaccettabile” che “un individuo pericoloso sia ancora libero di frequentare lo scalo e minacciare l’incolumità di chi lavora e di chi viaggia”. Le autorità hanno proibito all’uomo l’accesso alla stazione, ma per la Fit-Cisl che sia solo “uno spostamento del problema e non una reale risoluzione”, perché “senza un presidio costante e un intervento strutturale di assistenza e sicurezza, il rischio concreto è che il degrado si sposti semplicemente di pochi metri”. Senza contare che, sempre in zona stazione c’è la “presenza costante” di gruppi di giovani “comunemente noti come ‘maranza’ che bivaccano e infastidiscono sistematicamente sia i lavoratori che i viaggiatori”.
Il sindacato ricorda di aver fatto numerose segnalazioni, ma evidenzia che “le misure adottate si sono rivelate del tutto insufficienti”. Nonostante la stazione debba restare chiusa tra mezzanotte e le 4, si aggiunge, il personale che attacca all’alba “continua a trovare estranei nelle sale d’attesa”. E se si è riusciti ad avere un centinaio di body cam per il personale e l’aumento di addetti alla sicurezza, i fatti di oggi “dimostrano che la tecnologia nulla può senza un presidio fisico costante e l’allontanamento dei soggetti ostili”. Da qui la richiesta di incontro a Comune e Prefettura.