“Rispettiamo sempre le decisioni dell’autorità giudiziaria, non siamo come quelli che riconducono alla politica le sentenze, e rispettiamo la presunzione d’innocenza dei medici coinvolti. Resto sempre perplesso, quando vedo che si differenzia sempre fra servitori dello Stato. Un poliziotto è innocente fino che non ne viene dimostrata la colpevolezza e anche un medico è innocente fino a quando non ne viene dimostrata la colpevolezza. Esattamente come per tutti gli altri cittadini. Invece, ogni volta c’è sempre l’ingresso della politica...”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, dopo che la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento sulle misure cautelari interdittive, la sospensione, per le tre dottoresse indagate dalla Procura di Ravenna sui certificati medici per evitare i Cpr.
Ogni volta si parla di persone indagate, continua l’ex sindaco di Ravenna, “come se fossero già state condannate. Questa è la narrazione pubblica, a seconda che stia o meno simpatica la singola categoria coinvolta. Io - rivendica De Pascale - difendo la presunzione d’innocenza, sia dei medici sia dei poliziotti. E difendo anche il diritto e il dovere delle Procure di fare le loro indagini. L’importante è mantenere rispetto”.