Per farsi revocare il Daspo di 5 anni ha richiamato nientedimeno che la Convenzione di New York a tutela dei minori, sostenendo che il provvedimento della Questura minerebbe il diritto dei sei figli, e «soprattutto del figlio giocatore di calcio, che non potrebbe essere accompagnato, al gioco e allo svolgimento di attività sportiva». D’altronde l’uomo aveva già dato dimostrazione di tenere in modo particolare a vedere il piccolo calciatore di casa schierato in campo: il Daspo, infatti, per lui era arrivato a fine marzo del 2024 perché, dopo la sostituzione del figlio durante una partita di “pulcini” tra Mezzano e Junior Cervia, aveva aggredito l’allenatore 22enne della sua squadra con una violenta testata: 20 i giorni di prognosi per il giovane, il quale fra l’altro aveva poi spiegato ai giornali che la sostituzione sarebbe stata solo temporanea, una pausa per consentire al bambino 11enne di indossare correttamente gli scarpini, sempre slacciati. Il genitore si era guadagnato due denunce: una per lesioni - aggravate dall’aver commesso il fatto in presenza di bambini - e l’altra per minacce, dal momento che si era poi lanciato in una serie di invettive mentre attendeva le cure mediche in pronto soccorso. Il caso aveva fatto discutere e la Questura scelse poi una linea di severità: Daspo quinquennale con divieto di accesso all’interno di stadi e di tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale in cui si svolgono manifestazioni e incontri, sia a livello agonistico che amichevole. Il padre ha tentato la via del ricorso al Tribunale amministrativo regionale evocando presunte violazioni della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e di quella di New York per i diritti del fanciullo: oltre ad alcuni vizi di forma, l’uomo contestava l’impossibilità di accompagnare il figlio a calcio che sarebbe scaturita dal provvedimento di viale Berlinguer. I giudici, però, la pensano diversamente: nel respingere il ricorso spiegano infatti che si tratta di argomenti non sufficienti ad incrinare la validità del Daspo, il quale d’altronde «trova giustificazione proprio nella ravvisata opportunità di evitare il prodursi di analoghe situazioni di messa in pericolo della sicurezza pubblica e dell’incolumità delle persone, con effetto diseducativo e traumatizzante sui giovani atleti presenti». Inoltre, si legge ancora nella sentenza del Tar, «l’attività sportiva da parte dei figli può ragionevolmente essere svolta anche a prescindere dalla sua presenza». Insomma, almeno per qualche anno dovrà rassegnarsi a farsi raccontare le partite dal figlio: nel frattempo il Tribunale lo ha condannato a pagare 1.000 euro di spese legali a favore della Questura.
Ravenna. Daspo per la testata al mister, fa causa. «Così non posso portare il figlio a calcio»