Ravenna, Cpr, Fratelli d’Italia svela i dati: “Dopo l’inchiesta crollano le inidoneità”

Negli ultimi tre anni il numero degli stranieri irregolari dichiarati inidonei dall’ospedale di Ravenna ai centri di permanenza per il rimpatrio è aumentato esponenzialmente di anno in anno, passando dal 6,2 per cento al 58,6 per cento. Da febbraio di quest’anno, invece - dopo la perquisizione della Squadra Mobile all’interno del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna - i certificati di non idoneità alla detenzione amministrativa si sono ridimensionati, quantomeno fino a maggio. Un’inversione di rotta quantomeno sospetta, iniziata guarda caso quando l’inchiesta della magistratura che vede indagati per falso otto infettivologi del Santa Maria delle Croci è divenuta di dominio pubblico. A rendere noti numeri e percentuali sono il consigliere regionale e di Fratelli d’Italia Alberto Ferrero e la senatrice Marta Farolfi, promotori di una richiesta di accesso agli atti presentata al direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori.

Secondo i due esponenti meloniani i dati rivelano «un quadro di profonde criticità gestionali e procedurali» nel sistema delle visite ospedaliere necessarie per inviare gli irregolari ai Cpr, al quale «si somma una mancanza di trasparenza documentale da parte della sanità regionale».

I dati risalgono al 2023, anno in cui la nuova normativa sulla detenzione amministrativa è entrata in vigore. Ebbene, su 19 richieste di certificazione è stata rilasciata una sola inidoneità. Nel 2024 su 27 richieste, le inidoneità sono state 4. Nel 2025, 38 richieste e 17 inidoneità. Infine da gennaio di quest’anno a fine maggio sono state presentate 13 richieste, e le non idoneità sono scese a 4.

L’ipotesi accusatoria formulata dal sostituto procuratore Angela Scorza che ha portato il giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek a disporre la interdizione per 3 medici e l’interdizione all’attività di certificazione per altri 5 colleghi è in quell’arco temporale si sia diffusa a Ravenna una corrente intenta a boicottare il sistema del trattenimento amministrativo previsto in attesa del rimpatrio.

I dati forniti dall’azienda sanitaria mostrano anche un altro aspetto critico, rimarcano Ferrero e Farolfi: «Per ben 24 certificati medici, l’esito è “non noto” a causa dell’indisponibilità della copia dell’atto». Son o 11 nel 2023, 6 nel 2024, 7 nel 2025 e al momento 0 nel 2026. Stessa tendenza è seguita anche dal numero dei pazienti che hanno rifiutato di sottoporsi alla valutazione medica: 9 nel 2023, 7 nel 2024, 9 nel 2025 e 0 quest’anno.

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Senza voler entrare nel merito dell’inchiesta, i rappresentanti di FdI evidenziano «un cambio di passo repentino che solleva legittimi interrogativi sui criteri di monitoraggio interno applicati fino a quel momento». E chiedono così un intervento della giunta regionale e del governatore Michele de Pascale per risolvere quelle che ritengono essere «evidenti carenze organizzative». Perché, attaccano, «tra esiti non noti, rifiuti alla valutazione medica e attestazioni di non idoneità, emerge come in questa regione sia diventato complesso persino l’iter per mandare nei Cpr gli irregolari rintracciati dalle forze dell’ordine». Incalzano infine de Pascale, chiedendo che garantisca «trasparenza ed efficacia dei controlli nella sanità emiliano-romagnola», chiarendo se - come annunciato nei mesi scorsi - è nelle sue intenzioni avviare un percorso per l’apertura di un Cpr in regione.

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