Un miliardo di euro di valore aggiunto, quasi 16mila occupati e 2.549 imprese. Sono i numeri che stanno dietro alla designazione di Ravenna come prima Capitale italiana del Mare, il riconoscimento assegnato dal Ministero delle politiche del mare al termine di una competizione che ha visto in gara 54 città italiane, tra cui nomi del peso di Genova, Livorno, Trieste e Taranto. Ravenna ha vinto, e i dati spiegano perché.
Un’economia che vale un miliardo, spesso invisibile
La “Blue Economy” - o economia del mare - è una categoria ampia che abbraccia settori molto diversi tra loro: la filiera ittica, l’alloggio e la ristorazione legati al turismo costiero, la ricerca e la tutela ambientale, lo sport e l’intrattenimento acquatico, la cantieristica, la movimentazione di merci e passeggeri via mare e le estrazioni marine. Nel territorio provinciale di Ravenna questo insieme vale circa un miliardo di euro e posiziona la città al ventunesimo posto nazionale per valore aggiunto e al quindicesimo per occupazione — numeri tutt’altro che trascurabili per una realtà territoriale di medie dimensioni.
Tra i comparti che compongono questa filiera, quello ittico è forse il più sottovalutato. Pesca, acquacoltura, commercio e lavorazione del pesce contano complessivamente 158 imprese nella provincia, circa 500 occupati e un valore dell’export di circa 1,6 milioni di euro. Il 13% delle imprese è guidato da under 35, mentre il 2% ha una guida femminile: segnali di un ricambio generazionale ancora parziale, ma in corso.
Battuta la concorrenza di 54 città
Il titolo di Capitale italiana del Mare 2026 è arrivato attraverso un bando ministeriale che ha messo in competizione 54 candidature da tutta la penisola. Tra le motivazioni che hanno portato alla scelta unanime del progetto ravennate figurano la coerenza negli obiettivi, la credibilità nella governance e la concreta fattibilità delle iniziative proposte — criteri che hanno fatto la differenza rispetto a concorrenti ben più grandi. Nella competizione erano presenti anche le romagnole Riccione e Bellaria.
Legacoop: «Un’opportunità per fare rete»
Il riconoscimento è accolto con soddisfazione da Legacoop Romagna, che vede nel titolo un’occasione da non sprecare. «La designazione di Ravenna a Capitale italiana del Mare 2026 - dichiarano i responsabili di Legacoop Romagna per il settore - è una grande opportunità per creare una rete tra tutti i soggetti che fanno parte della filiera. Non solo per Ravenna, ma per tutta la Romagna, e crediamo vada fatto un plauso anche alle altre città del nostro territorio, Riccione e Bellaria, che hanno lavorato per costruire progetti ambiziosi e partecipati. In questa chiave la “Blue Economy” può esprimere ulteriori importanti potenzialità, ad esempio con l’opportunità di fare dialogare e collaborare tra di loro imprese del settore energetico e imprese del settore ittico. Legacoop Romagna si rende disponibile a partecipare e a contribuire al programma di Ravenna Capitale italiana del Mare 2026 con iniziative e momenti di conoscenza che valorizzino un comparto così variegato attraverso il metodo e la cultura cooperativi».
Un’agenda ancora da costruire, dunque, ma con una base solida: quella di un’economia del mare che Ravenna pratica da secoli, e che ora ha finalmente un titolo ufficiale.