RAVENNA. La Polizia locale di Ravenna si doterà di una unità cinofila contro lo spaccio di droga. Ma senza ricorrere, come vorrebbe una mozione di Fratelli d’Italia, discussa questo pomeriggio in commissione, a un’associazione privata. Così da evitare possibili profili di illegalità. Ma ricorrendo a un bando regionale, come fatto, senza successo, lo scorso anno per provare a intercettare dei finanziamenti. Tutto in stand by, invece, sull’utilizzo del taser, come chiede una mozione di Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna che si rifà a quanto già previsto nel 2019. Sul fronte dell’unità cinofila, “le preoccupazioni avanzate nella mozione sono state anticipate nei fatti”, annuncia il vicesindaco Eugenio Fusignani: il progetto è “pronto e gli uffici sono al lavoro per renderlo sostenibile e operativo”. Si è optato per una scelta, sottolinea, “più strutturata e ambiziosa” rispetto alla convenzione con un privato come propone la mozione. Come precisa il comandante della Polizia locale Andrea Giacomini, l’unità cinofila costituita da soggetti privati non ha la qualifica di agente di pubblica sicurezza e in un’azione di controllo del territorio si può prefigurare dunque il reato di usurpazione di funzioni pubbliche. “Per questo non si è insistito su questo percorso, come concordato anche con la Prefettura”, preferendogli una soluzione “efficace e legale”, la creazione di una Unità cinofila, con un conduttore agente, acquistando e addestrando un cane e prendendosene cura. Una soluzione certo più onerosa, ma al riparo da possibili denunce. Si stima una spesa, precisa rispondendo a Veronica Verlicchi della Pigna, di 70.000 euro per il primo anno e 10.000 euro a seguire per il mantenimento del cane.
Altri Comuni hanno siglato convenzioni con privati, non nasconde, come Forlì, scelta su cui chiedono conto i consiglieri di Fi, Nicola Grandi e Patrizia Zaffagnini, e Forza Italia, Alberto Ancarani. Il comandante non intende “gettare colpe sui colleghi”. Ma se, per esempio, trovato con della droga nel corso di un controllo di un’unità cinofila con volontario, il soggetto potrebbe fare denuncia contro i provvedimenti amministrativi correlati. “A Forlì c’è stata l’autorizzazione del prefetto ma non si può confidare al 100% sul fatto che un giudice non dia ragione” a chi denuncia. Con rischio anche per il corpo. Se poi, aggiunge il comandante, il ministero dell’Interno cambia indirizzo “saremmo contenti di risparmiare soldi pubblici”. Insomma, tira le somme, “siamo molto vicini a fare l’investimento per colmare una lacuna, l’unità cinofila ci serve”. Al bando regionale questa volta si parteciperà coinvolgendo altri Comuni ed enti come le scuole, che potranno beneficiare del servizio. “L’auspicio è che il progetto sia finanziato”, ma si andrà avanti comunque, conclude il comandante. Per quanto riguarda il taser, Fusignani non vuol sentire parlare di “pigrizia o ostruzionismo” da parte degli uffici sul ritardo nell’introduzione, si tratta di “pieno rispetto delle norme”. Verso l’arma, sottolinea, “non c’è alcun pregiudizio ideologico”. E infatti tutti gli atti di competenza sono stati “predisposti e condivisi con l’Ausl Romagna”. Ma nel 2020 il Consiglio superiore di Sanità ha stabilito che i Comuni possono avviare la sperimentazione con armi che hanno avuto le stesse verifiche e validazioni di quelle delle Forze di polizia.
A livello nazionale l’unico taser validato è il modello X2, fuori produzione e con cartucce difficilmente reperibili, spiega il vicesindaco. Inoltre è una “strumentazione superata con dubbi aperti dopo gli episodi gravi” riportati dalla cronaca nei mesi scorsi. “L’acquisto- tira le somme- sarebbe uno spreco di denaro pubblico”, per cui “la strada da percorrere non è quella dell’approvazione della mozione, superata nei fatti, anche se il tema è già in cantiere e deliberato”. Serve piuttosto un’accelerata, conclude Fusignani, sulle verifiche sul modello più moderno, il T10, perché non si intende “cassare l’ipotesi di dotare dello strumento la Polizia locale, ma con misure che non inficino sulla salute dei cittadini”.