Ravenna, avanza il progetto del gasdotto per la Carbon Capture

Ravenna
  • 06 ottobre 2025

RAVENNA - Il progetto per la rete di trasporto della CO2 tra Ferrara e Ravenna entra nella fase decisiva. È stata riaperta la fase delle osservazioni del progetto del Ccs Pianura Padana, l’infrastruttura progettata da Snam Rete Gas che convoglierà l’anidride carbonica prodotta dalle industrie verso i giacimenti esauriti dell’Adriatico, al largo di Casal Borsetti, dove sarà stoccata. La procedura è seguita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che come detto ha riaperto, dopo aver ricevuto alcune integrazioni dalla società, i termini per le osservazioni da parte di enti, associazioni e cittadini. Il progetto, considerato strategico per la decarbonizzazione industriale, rientra nel network europeo Callisto, che mira a creare una filiera di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2. In Italia il polo di riferimento è proprio Ravenna, dove Eni e Snam stanno lavorando alla riconversione di giacimenti di gas ormai esauriti. L’obiettivo è trasformare la costa ravennate in uno snodo europeo per la gestione della CO2 prodotta dai settori “hard to abate”, cioè difficili da decarbonizzare.

La rete, lunga circa 86 chilometri, collegherà i poli industriali di Ferrara e Ravenna alla centrale di compressione di Casal Borsetti, attraversando un territorio quasi interamente agricolo. Secondo la Sintesi non tecnica allegata allo studio, il tracciato sarà interrato e in parte ricavato dalla riconversione di vecchi metanodotti. Gli attraversamenti dei corsi d’acqua saranno eseguiti con tecniche sotterranee “trenchless”, cioè senza scavi a cielo aperto, per ridurre l’impatto ambientale. Il documento riconosce alcune interferenze con aree naturali di pregio, in particolare due siti della rete Natura 2000 ma sostiene che l’impatto sarà mitigato da misure di protezione e da un monitoraggio continuo. Tra gli interventi previsti ci sono la riduzione delle aree di cantiere, il recupero del suolo agricolo e il ripristino della vegetazione. Secondo Snam, il progetto è “coerente con la pianificazione territoriale e urbanistica vigente” e il tracciato individuato sarebbe “quello con il minore impatto complessivo”. Gli effetti sull’ambiente, si legge nello Studio di impatto ambientale, sarebbero bassi o trascurabili.

Sul fronte opposto, Greenpeace Italia ha presentato una nuova osservazione chiedendo al Mase di rigettare la valutazione di impatto ambientale. L’associazione contesta la solidità scientifica del progetto e accusa chi lo ha studiato di non averlo valutato nel quadro del contesto europeo a cui l’opera è collegata. “Le stime sui volumi di CO2 catturata e stoccata sono irrealistiche e non supportate da dati aggiornati”, scrive Greenpeace. L’associazione chiede che siano resi pubblici i risultati della fase sperimentale del progetto ravennate.

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