Ravenna. Apre al pubblico l’atelier della moglie scomparsa: «Nel ricordo di Stefania, il nostro studio è uguale a quando ci ha lasciato»

Ravenna

A un anno dalla scomparsa della pittrice ravennate Stefania Salti, Giovanni Morgagni - marito, curatore e complice di una vita - apre le porte del loro studio di San Pietro in Vincoli in via Gambellara. Un gesto d’amore e di condivisione per omaggiare un’artista che ha sempre anteposto la pittura alla notorietà. Lo studio sorge in una casa di campagna autosufficiente al civico 86. Appena si entra si ha l’impressione che il tempo si sia fermato: materiali e strumenti da lavoro, quadri appesi alle pareti o appoggiati ai muri, tele in esposizione sui cavalletti, un libro aperto sul tavolo sembrano aspettare che ritorni. «In questi giorni ho dato una sistemata, ma per il resto il nostro studio è ancora così come l’ha lasciato. C’è ancora il suo torchio, la stamperia e la corniceria. Dico nostro perché noi abbiamo lavorato 50 anni insieme», racconta Giovanni.

Quello spazio lo ha costruito lui, letteralmente. Prima di diventare suo marito, Giovanni è stato per Stefania amico, tecnico, curatore e complice per più di 50 anni. L’ha seguita e accompagnata durante tutta la sua carriera occupandosi di ogni aspetto pratico per permetterle di seguire la sua passione. «Ci siamo dedicati la vita a vicenda. Avevamo ognuno un lavoro fisso che ci permetteva di campare. Lei aveva le scuole e io facevo il facchino portuale. Per la sua passione mi occupavo di ogni cosa: dalla ricerca dei materiali agli attrezzi. Curavo e allestivo le mostre in Italia e in giro per l’Europa così lei non doveva pensare a nulla se non a dipingere. Anche lo studio gliel’ho costruito io».

Crocevia di sperimentazioni

Il loro studio non è però solo un laboratorio: è un crocevia di culture e sperimentazioni. Stefania ha lavorato materiali diversissimi - gomma, metallo, carta, gesso - e ha fatto dello scambio con altri artisti una pratica costante. «Per qualche tempo lasciava il casolare a pittori stranieri che venivano a lavorare nel suo studio mentre lei si trasferiva nei loro, in giro per l’Europa. Non lo faceva per diventare famosa e non ha mai pagato per esporsi. Ha sempre e solo fatto quello che amava: dipingere», racconta.

L’idea di Giovanni è aprire questo spazio al pubblico con visite guidate che condurrà lui stesso su appuntamento. «Mi piacerebbe raccontare questo luogo alle persone che la conoscevano o che desiderano conoscerla. È vero che a lei non piaceva la fama, ma a Ravenna la conoscevano quasi tutti. Aveva una scuola lì, ha realizzato molte mostre. Si è fatta conoscere insomma. Sto pensando anche a visite a tema con le scuole e l’Accademia di Belle Arti che conosco come le mie tasche».

L’apertura dell’atelier è una delle iniziative che Giovanni ha in mente per ricordarla. In cantiere anche un archivio fotografico con l’aiuto di amici. «Chi fosse interessato - questo il suo appello - può contattarmi via WhatsApp» (al numero 333.5290376, ndr). Lo studio è ancora lì, nella casa di campagna in via Gambellara, come Stefania l’ha lasciato un anno fa.

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