Negli ultimi dieci anni il prezzo dell’oro ha conosciuto una crescita impressionante, arrivando a moltiplicare quasi per quattro il proprio valore. Se nel 2015 un grammo d’oro valeva poco più di 30 euro, oggi le quotazioni si attestano intorno ai 133 euro al grammo, dopo aver toccato nelle scorse settimane il record di circa 149 euro. Un aumento che non è soltanto un dato finanziario, ma che racconta molto anche dello stato di salute della società.
A confermarlo è il racconto di un titolare di uno dei negozi “Compro Oro” di Ravenna, che descrive una situazione sempre più frequente. «In questo periodo ci sono molte persone in attesa, che sperano in un nuovo rialzo del prezzo. Solo una settimana fa l’oro aveva toccato i 149 euro al grammo, poi c’è stato un calo dovuto a congiunture internazionali. Ma il flusso di chi vende resta molto alto». Il punto centrale, però, non è solo il valore dell’oro, bensì chi sono le persone che decidono di venderlo.
Secondo il commerciante, oggi a rivolgersi ai compro oro sono soprattutto anziani o comunque persone non giovani, che spesso arrivano con gioielli di famiglia e lo fanno per necessità economiche stringenti. «Anni fa - racconta - vedevo persone del ceto medio che vendevano qualche oggetto d’oro per concedere ai figli un viaggio o un’esperienza all’estero. Oggi la situazione è molto diversa. La vendita dell’oro è diventata una cartina di tornasole di come sta andando il mondo».
Il cambiamento è profondo e ha una chiara valenza sociale. Sempre più spesso si tratta di persone che vendono a malincuore, consapevoli del valore affettivo degli oggetti che stanno lasciando. «Molti sono dispiaciuti, ma dicono apertamente di non avere alternative», spiega ancora il titolare. Un fenomeno che, secondo la sua esperienza, è cresciuto soprattutto dopo la pandemia, quando l’instabilità economica, l’aumento del costo della vita e l’erosione dei risparmi hanno colpito le fasce più fragili della popolazione.
La grande crescita del prezzo dell’oro, infatti, è iniziata proprio nel periodo post-Covid, spinta dall’incertezza globale, dall’inflazione e dalla ricerca di beni rifugio. Ma mentre per alcuni l’oro rappresenta un investimento, per altri è diventato una risorsa estrema, un’ultima possibilità per far fronte alle difficoltà quotidiane. In tale contesto, più cauto è invece un altro commerciante di oro ravennate, che invita a non considerare l’oro come una certezza assoluta. «Spesso amici e conoscenti mi chiedono se convenga investire in oro, ma io rispondo che non lo so. Le tensioni internazionali incidono molto e spingono verso i beni rifugio, ma anche nel 2011 ci fu un picco che poi si ridimensionò. L’unica verità è che si va a periodi».
Il commerciante sottolinea come l’aumento dei prezzi abbia avuto effetti anche sul settore. «Il costo dell’oro è cresciuto parecchio e questo ha portato a un calo delle vendite nei negozi, anche se i gioielli resistono più dell’oreficeria. Il vero cambiamento è arrivato con il Covid: allora l’oro valeva 40 euro, poi ha iniziato a salire senza fermarsi. È un mercato particolare, difficile da capire, e attorno al quale c’è anche molta speculazione».