Ravenna, annullate le multe ai camper rom. Il giudice: «E’ semplice sosta»

Camper non equivale a camping. Si riassume in una frase la sentenza con la quale il Giudice di Pace Anna Maria Venturelli annulla due verbali che contestavano a una famiglia di etnia rom l’attività di campeggio abusivo. La decisione, che compensa le spese legali tra Comune e ricorrente, si ripercuote sul regolamento comunale di Polizia urbana, e rischia di demolire quei passaggi redatti chiaramente per evitare che certi parcheggi cittadini si trasformino in accampamenti di tende e caravan.

Le soste a Classe

Ma iniziamo dal caso specifico. Dalle due contestazioni, per un totale di quasi 300 euro, elevate a luglio e agosto 2021 a una donna italiana che ha fatto di un caravan la propria dimora, condivisa con il marito e i figli. Entrambe erano state elevate nello stesso luogo: il piazzale Ravaioli, a Classe, in passato al centro di numerose proteste da parte dei residenti critici verso la costante presenza di famiglie nomadi nel parcheggio. In un primo caso gli agenti avevano adocchiato quattro camper in uso a persone nomadi. La signora in questione ci aveva installato un’amaca. L’agente aveva messo a verbale che si trattasse di volti noti, soliti fermarsi solo per qualche ora per poi trasferirsi in altre piazze.

Nel secondo si faceva riferimento a giochi da bambino trovati a terra nell’area antistante il veicolo, oltre a un telo messo ad asciugare sul parabrezza.

La sentenza

Casi di campeggio abusivo? Non per il giudice, che cita nella sentenza l’articolo 185 del Codice della Strada, «unica disposizione normativa in grado di riempire di significato la nozione di campeggio», scrive. Di fatto, si dice che un autocaravan fermo “non costituisce campeggio, attendamento e simili se non poggia sul suolo salvo che con le ruote, non emette deflussi propri e non occupa comunque la sede stradale in misura eccedente l’ingombro del proprio veicolo”. Si deve quindi parlare di «semplice sosta» prosegue il giudice, peraltro temporanea perché i soggetti stazionavano «solo poche ore, per poi spostarsi in altre aree della città».

«Regolamento illegittimo»

Nel ricorso contro il Comune, il difensore della camperista, l’avvocato Andrea Maestri, punta il dito contro la norma approvata da Palazzo Merlato, che a suo giudizio ritrae lo «stereotipo della famiglia rom». Il testo descrive le “attività assimilabili a campeggio” parlando di “parcheggio e stazionamento prolungato di veicoli adibiti a dimora occasionale, posizionamento di sedie e tavoli, utensili per il bucato e simili”. Sembra voler «punire e allontanare dagli occhi della comunità uno stile di vita, quello della popolazione rom», prosegue il legale nel ricorso, parlando di «scorciatoie giuridiche illegittime» e di «limitazione della libertà personale». Una violazione plurima della legge e delle libertà individuali - conclude Maestri - e in primis della Costituzione.

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