Non solo il “rispetto” garantito a caldo dal presidente Michele de Pascale: ai dipendenti di viale Aldo Moro indagati per disastro colposo e pericolo attuale nell’inchiesta della Procura di Ravenna sulle alluvioni del 2023 e 2024 la Regione Emilia-Romagna assicura anche la copertura delle spese legali di difesa. E non si tratta di un costo irrisorio: dieci le delibere ad hoc licenziate di recente dalla Giunta regionale - una per ciascuna figura che, all’epoca dei fatti contestati, ricopriva ruoli da dirigente, dipendente o collaboratore in seno all’ente - e dieci i preventivi presentati dagli avvocati, tutti pari a 13.680,79 euro lordi. La somma è presto fatta.
I legali nominati - alcuni per occuparsi di molteplici posizioni - sono Lorenzo Valgimigli, Gianluigi Lebro, Ermanno Cicognani, Giulio Garuti, Daniele Vicoli e Mariano Rossetti: dovranno tutelare Marco Bacchini, Rita Nicolini, Paolo Ferrecchi, Antonio Martinetti Cardoni, Piero Tabellini, Davide Parmeggiani, Monica Guida, l’ex sindaco di Santarcangelo Mauro Vannoni, Paolo Miserocchi e Alberto Cervellati. Tutti ricoprivano ruoli apicali a Bologna in Protezione civile, Direzione cura del territorio e dell’ambiente, Servizio Difesa del suolo della costa e della bonifica o hanno diretto lavori eseguiti sul Lamone prima o dopo i disastri climatici. D’altronde il filone dell’inchiesta che li vede indagati (titolari del fascicolo sono il procuratore capo Daniele Barberini e il sostituto Francesco Coco) è quello che verte sulla rottura dell’argine del fiume che ha provocato l’allagamento di Traversara e Boncellino, con un faro particolare acceso su quanto accaduto sia prima che dopo le alluvioni del maggio 2023 e del settembre 2024. Secondo la ricostruzione della Procura (che si è avvalsa della consulenza di tre docenti del Politecnico di Milano esperti in materia) non solo la catastrofe più recente si sarebbe manifestata in modalità tali da non consentire di definirla imprevedibile, ma i lavori sull’argine pre e post rottura sarebbero stati gravati da varie negligenze. Anzi, non mancherebbero casi di piani ignorati vecchi di oltre 20 anni, di cui gli indagati - a detta della Procura - dovevano essere consapevoli. Anche perché il risultato degli interventi, sostiene ancora la magistratura inquirente, è quello di un pericolo tuttora persistente nei territori già martoriati più volte.
Di diverso avviso deve essere la Regione: già all’indomani della notifica degli avvisi di conclusione indagine, il presidente de Pascale aveva definito i 10 tecnici «professionisti di altissimo livello» e «interventi di grandissima importanza» i lavori invece contestati dalla Procura. Insomma, ora il pagamento delle spese legali palesa un sostegno che era arrivato già a parole: la decisione, si legge in ciascuna delibera, prende atto di «condotte colpose riconducibili a compiti di ufficio e alla posizione lavorativa di dipendente regionale», evidenziando «la stretta connessione tra i fatti contestati e le funzioni esercitate per ragioni di servizio». Dal canto suo, viale Aldo Moro mette nero su bianco anche il proprio «interesse a vedere riconosciuta l’assenza di responsabilità del proprio dipendente, posto che l’eventuale condanna dello stesso potrebbe comportare la responsabilità civile dell’Ente nei confronti di terzi». D’altronde la citazione a giudizio della Regione quale responsabile civile in caso di processo non è da escludere e a chiederla un domani potrebbe essere la stessa Procura. O il Governo, se dovesse entrare nel procedimento costituendosi parte civile, come ventilato da alcuni esponenti del centrodestra all’esplodere dell’inchiesta. In tal caso lo scontro istituzionale tra Regione ed Esecutivo cui si è assistito in questi anni si sposterebbe nelle aule di tribunale. Fuori rimarrebbero solo in due: i legali rappresentanti di una ditta che ha eseguito alcuni lavori a Traversara. Anche loro risultano fra gli indagati, ma non ricoprendo alcun incarico in Regione dovranno pagare gli avvocati di tasca propria.