Ravenna, allarme erosione tra il Lido di Spina e la foce del Reno: “Rischi immediati anche per la via Romea”

Ravenna
  • 09 febbraio 2026

E’ allarme erosione nel litorale compreso tra il Lido di Spina e la foce del Reno, tra Ferrara e Ravenna. Tanto da ipotizzare rischi “immediati” per la strada statale 309 Romea e per i centri abitati di Casal Borsetti, Mandriole e Sant’Alberto. Dagli anni ‘80 a oggi sono andati perduti circa 300 ettari di territorio, con la linea di riva che in alcuni punti è arretrata di 700 metri in 70 anni. Ma, visto che l’erosione “si mangia” dai 10 e i 12 metri l’anno, l’ecosistema della Sacca di Bellocchio (parte del Parco del Delta del Po e patrimonio Unesco) è a rischio e, al momento, l’unica difesa reale della zona è un argine privato (della Società agricola Orsi Mangelli) che, seppur protegga aree pubbliche e agricole, “che non è strutturalmente progettato per resistere alla forza delle mareggiate”.

È quanto emerso stamane durante una riunione del Comitato operativo per la viabilità (Cov), coi prefetti di Ferrara e Ravenna, Massimo Marchesiello e Raffaele Ricciardi, alla quale hanno partecipato Ispra, i Comuni di Comacchio e Ravenna, la Protezione civile regionale, l’Autorità di Bacino. Al centro, appunto, come fanno sapere le Prefetture, “la drammatica situazione di erosione costiera” che sta colpendo il litorale. Durante la riunione, gli esperti di Ispra e dei servizi geologici hanno fatto un’analisi tecnica, spiegando che il fenomeno sia il risultato di una combinazione di fattori. Ovvero subsidenza e innalzamento del mare, carenza di sedimenti e intrusione salina. Partendo dalla prima causa, gli esperti hanno evidenziato che l’area subisce un abbassamento del suolo (di tre-quattro millimetri all’anno) che, unito all’innalzamento del livello del mare per i cambiamenti climatici, crea un abbassamento di circa 6-7 millimetri annui.

Il Reno e il cuneo salino

Altro problema è che il Reno non porta più sabbia alla costa a causa della regimazione idraulica e della mancanza di piene naturali che un tempo alimentavano il litorale. Infine, c’è la questione del cuneo salino che sta “sterilizzando” circa 130 ettari di terreni agricoli e minaccia le radici delle pinete storiche. Che fare? Per cominciare gli esperti credono che si debba superare la logica che vede solo la creazione di scogliere e pennelli, “che spesso spostano il problema dell’erosione sulle aree limitrofe”. Servono dunque anche “opere morbide” come il ripascimento delle dune e la creazione di depositi di sabbia offshore (”sand motor”). Anche se esiste la difficoltà di reperire la materia prima. Passando alla questione economica, è stato spiegato che solo per mettere in sicurezza il Poligono militare di Foce Reno è pronto un progetto da 17 milioni di euro, mentre altri interventi a Lido di Spina potrebbero richiedere tra i 13 e i 14 milioni. Da qui la necessità di diversificare le fonti di finanziamento e dunque avere fondi dal ministero dell’Ambiente e la Protezione civile per la difesa dei centri abitati e delle persone e fondi Europei Life per progetti di conservazione della biodiversità e per la resilienza climatica. Dal canto suo, Ispra vuol rendere disponibili i suoi dati digitali ad alta definizione per ridurre i costi di pianificazione e modellistica, mentre la Protezione civile regionale conferma che sono già stati candidati interventi per oltre sette milioni per creare “dune armate” e riprofilare le scogliere. Questo però, hanno detto gli esperti della Protezione civile, a fronte di una progettazione “di altissimo livello per evitare riflessi negativi a nord del litorale”.

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