RAVENNA. Negli uffici giudiziari di Ravenna c’è una “grave e strutturale carenza di personale amministrativo”: la Giunta regionale si attivi nei confronti del Governo e del ministero della Giustizia, perché il problema sia risolto. Lo chiede con una risoluzione, firmato dal collega Niccolò Bosi, la consigliera regionale del Pd Eleonora Proni. I consiglieri fanno riferimento alla conferenza stampa al tribunale di Ravenna dello scorso aprile durante la quale si è parlato di una scopertura dell’organico di circa il 38% e di una situazione ancora più complessa per la Procura, dove il sottorganico è superiore al 50%. “Tale situazione, segnalata già a partire dal 2022, sta determinando rilevanti conseguenze sul funzionamento quotidiano degli uffici giudiziari, incidendo sull’attività delle cancellerie, sulla gestione dei procedimenti, sui tempi di lavorazione degli atti e sulla qualità del servizio garantito agli avvocati e ai cittadini- dicono Proni e Bosi-. Criticità accumulatesi nel tempo, determinate da un numero di assunzioni non sufficiente a compensare i pensionamenti, dal rallentamento del turnover, dai tempi lunghi delle procedure concorsuali e dalla difficoltà di garantire una programmazione stabile del fabbisogno di personale”. Nonostante gli interventi straordinari legati al Pnrr, proseguono, con l’assunzione e stabilizzazione di oltre 9.100 unità, “permangono significative scoperture negli organici degli uffici giudiziari, soprattutto nelle realtà territoriali di dimensioni medio-piccole. A ciò si aggiunge l’incertezza per circa 1.500 lavoratori già assunti a tempo determinato nell’ambito dello stesso programma, che non risultano ancora stabilizzati”.
Nel caso di Ravenna questo porta “ripercussioni sul funzionamento degli uffici, con riduzione degli orari di apertura, sospensione temporanea di alcuni servizi in caso di assenze e difficoltà nel garantire attività essenziali”. Vi si aggiunge il problema dell’edificio del Tribunale, “con impianti obsoleti”, e la “probabile prossima impraticabilità dell’aula di Corte d’Assise per motivi di sicurezza legate alla rottura dell’impianto elettrico e di illuminazione”.