Ravenna, allarme Confcommercio: nei prossimi 10 anni potrebbe chiudere un negozio su tre

Ravenna
  • 27 gennaio 2026

RAVENNA. Senza interventi concreti e politiche adeguate, il territorio del Comune di Ravenna “rischia entro il 2035 una ulteriore perdita del 30,9% dei negozi, collocandosi tra le peggiori città d’Italia per chiusura di attività commerciali”. Lo evidenzia Confcommercio Ravenna, facendo una serie di valutazioni sullo studio dell’associazione nazionale che rimarca come negli ultimi dodici anni il tessuto commerciale italiano abbia subito “una contrazione profonda: più di 140.000 attività al dettaglio, tra negozi e ambulanti, hanno cessato l’attività”. Il territorio ravennate, sottolinea Confcommercio, “non può permettersi un’ulteriore contrazione del -30,9% della rete commerciale: sarebbe una vera e propria catastrofe economica, sociale e in termini di sicurezza urbana”. Dove si spengono le vetrine, “avanzano degrado e insicurezza, anche in pieno centro”, aggiunge l’associazione. E le “recenti vicende avvenute nell’area della stazione e in zona Duomo ne sono un chiaro esempio. Senza una rete commerciale attiva, garantire la sicurezza diventa molto più difficile e molti episodi non vengono nemmeno denunciati per timore di ritorsioni”. Tant’è che “abbiamo già chiesto al prefetto di affrontare congiuntamente queste situazioni di degrado”. Per Confcommercio, a questo ciò si aggiungono “scelte sulla mobilità adottate negli anni passati: l’interruzione degli assi di attraversamento della città, l’aumento delle Ztl e la mancata realizzazione di una rete adeguata di parcheggi, anche multipiano, in grado di garantire un accesso agevole al centro storico”. E poi la recente decisione di aumentare il costo della sosta nelle aree adiacenti al centro, “dove ormai tutti i parcheggi sono a pagamento”. Una scelta che, “in un contesto di aumenti generalizzati dei prezzi, dovuti alle tensioni geopolitiche e all’incremento di tariffe e tasse pubbliche, avrà un impatto pesante sulle attività del centro storico”.

Altri fattori che per Confcommercio vano ricordati sono la concorrenza dell’on-line, le difficoltà di accesso alle attività, “dovute a piani del traffico sempre più stringenti, la scarsità di parcheggi gratuiti e l’alto costo di quelli adiacenti il centro, l’assenza di una strategia strutturale per favorire il ricambio generazionale e incentivare le nuove aperture nelle aree più fragili”. E ancora, il costo degli affitti commerciali “che genera incertezza e scoraggia chi vorrebbe investire”. In questo contesto, “una revisione del Pums in senso ancora più restrittivo, unita alla mancanza di una circonvallazione scorrevole in grado di alleggerire il traffico urbano, rischierebbe di dare il colpo di grazia al commercio e alle attività imprenditoriali cittadine, aggravando ulteriormente una situazione già critica”. Infine la considerazione che in centro storico, lo scorso anno, hanno chiuso oltre 25 attività mentre “si assiste con sempre maggiore frequenza all’apertura di bazar, alimentari e attività di servizio non autoctone, con il rischio di un progressivo abbassamento della qualità dell’offerta commerciale nel cuore della città, che rappresenta anche la vetrina turistica di Ravenna e come tale dovrebbe essere tutelata e valorizzata da apposite delibere di giunta municipale”, è la chiosa.

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