Ravenna, acquisito il vademecum “No-Cpr”: inchiesta sui fogli trovati in carcere

Ravenna

La Procura di Prato ha acquisito i fogli manoscritti circolati per giorni all’interno del carcere della Dogaia, nel cui contenuto compaiono riferimenti diretti all’inchiesta ravennate sui presunti certificati medici falsi per evitare il trasferimento degli stranieri nei Centri di permanenza per i rimpatri. Ora gli appunti, già emersi nei giorni scorsi, sono ora al vaglio degli inquirenti.

Allo stato attuale non è noto se la Procura della città toscana abbia aperto a sua volta un fascicolo legato al caso Cpr, né quale sia l’eventuale ipotesi di reato. In astratto, è possibile che l’acquisizione sia collegata agli accertamenti condotti a Ravenna, dove l’indagine coordinata dal pubblico ministero Angela Scorza ha ricostruito una presunta rete di medici che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe cercato di ostacolare i trasferimenti nei Centri per il rimpatrio attraverso pareri di non idoneità. Ma non si può escludere che gli investigatori pratesi vogliano anzitutto fare chiarezza sull’origine del manoscritto, su chi lo abbia realizzato e sui contesti in cui sia stato condiviso all’interno della Casa circondariale.

Resta inoltre da capire come le due pagine, finite anche tra le mani di un ispettore del penitenziario, siano uscite dal carcere e siano arrivate all’esterno, diventando materiale di interesse giornalistico. Un passaggio che potrebbe rientrare negli accertamenti, insieme alla ricostruzione della loro circolazione tra il personale.

Il manoscritto

Le due pagine, apparentemente scritte dalla stessa mano, sono organizzate come una sorta di vademecum per i medici contrari ai Cpr. La prima è intitolata «No Cpr» e individua il rischio di finire indagati per falso ideologico, citando proprio il caso degli otto medici dell’ospedale di Ravenna inizialmente raggiunti da avvisi di garanzia. Tre di loro sono anche accusati di associazione per delinquere insieme al referente della Società Italiana Medicina delle Migrazioni, Nicola Cocco.

Nel manoscritto si richiama l’articolo 481 del codice penale e si riportano le possibili conseguenze, affiancandole ad argomentazioni difensive.

Il foglio passa poi agli «escamotage»: tra i suggerimenti annotati compaiono il richiamo alla sofferenza o alla fragilità psicologica del paziente, gli obblighi deontologici di tutela della salute e la possibilità di indicare una non idoneità in presenza di determinati elementi clinici. Tra le indicazioni compare anche la sofferenza psichica legata al trasferimento in un Cpr, mentre i centri vengono definiti «patogeni», con un richiamo alle posizioni dell’Oms. La seconda pagina raccoglie riferimenti normativi e suggerimenti su che cosa fare in caso di perquisizione. Figura infine il nome dell’avvocato Losco, legale di Cocco.

L’indagine partita da Ravenna

Il caso si inserisce nell’inchiesta ravennate che ha avuto un’ulteriore svolta il 16 settembre, quando la polizia di Stato ha eseguito perquisizioni nei confronti di altri 23 medici in diverse parti d’Italia. Secondo quanto emerso in quella fase, l’attività investigativa era diretta anche a cercare una presunta mappatura nazionale degli stranieri dichiarati non idonei al trasferimento nei Cpr.

È in questo quadro che i riferimenti ai colleghi ravennati contenuti nel manoscritto trafugato nel carcere toscano hanno attirato l’attenzione aprendo - facile ormai dedurlo - un ulteriore filone investigativo.

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