Ravenna. A giudizio per truffa il segretario nazionale del PdF De Carli

Ravenna

Mirko De Carli dovrà affrontare un nuovo processo per truffa. Uno si è avviato alla conclusione la settimana scorsa con il risarcimento di 4mila euro in contanti alla parte offesa. L’altro invece è appena iniziato. Il 41enne segretario nazionale del Popolo della Famiglia è stato rinviato a giudizio ieri al termine dell’udienza predibattimentale davanti al giudice monocratico Cosimo Pedullà: il dibattimento pubblico avrà inizio a giugno. Due le persone che lo hanno denunciato; si tratta di esercenti assistiti dall’avvocato Manuela Mengucci, che ieri hanno deciso di costituirsi parte civile.

Al centro del procedimento c’è appunto un’accusa di truffa che nasce dalle denunce di due commercianti, dai quali l’imputato avrebbe ottenuto complessivamente 14mila euro. Secondo la ricostruzione accusatoria, si sarebbe presentato come intermediario assicurativo, proponendo consulenze e presunte “spintarelle” per ottenere finanziamenti agevolati, estinguere mutui o risolvere difficoltà economiche. Nessuno dei servizi promessi, però, sarebbe andato a buon fine.

De Carli, nel frattempo nominato segretario nazionale del PdF, candidato al Consiglio comunale di Ravenna alle ultime amministrative, avrebbe costruito la propria credibilità non solo sulla militanza politica. Stando al capo d’imputazione firmato dal sostituto procuratore Silvia Ziniti, avrebbe millantato la possibilità di intercedere presso enti pubblici e privati attraverso una propria impresa, denominata “Innovatori democratici al servizio della comunità”. Tra i soggetti citati ai clienti figurano Agenzia delle Entrate, grandi istituti di credito, compagnie assicurative e vari fornitori di beni e servizi. Le promesse: finanziamenti agevolati garantiti dalla società, estinzioni di mutui, rateizzazioni di cartelle esattoriali, sconti su imposte e forniture.

Avrebbe inoltre prospettato la concessione diretta di un finanziamento da 13mila euro, al netto delle commissioni. Secondo l’accusa, però, il denaro sarebbe finito soltanto nelle sue disponibilità, senza che i clienti ottenessero quanto pattuito.

I fatti contestati coprono un arco temporale che va dall’ottobre 2021 al settembre 2022. Le dazioni di denaro sarebbero state almeno 24, per importi variabili: piccole somme da 50 euro fino a versamenti prossimi ai 2mila. Pagamenti effettuati quasi sempre in contanti, salvo alcuni bonifici su carte Postepay, giustificati di volta in volta come acconti, compensi per consulenze, pratiche alla Camera di Commercio, aperture di conti correnti o pagamenti di bollette. Un elenco eterogeneo di causali che, per la Procura, compone il quadro di una presunta truffa accompagnata anche dall’accusa di esercizio abusivo della professione di intermediario assicurativo: De Carli, pur non iscritto al registro previsto, avrebbe registrato un’impresa individuale omonima qualificandola come attività di “procacciatori ed altri intermediari assicurativi”.

In questo procedimento De Carli è assistito d’ufficio dall’avvocato Guido Pirazzoli. Ma giusto la settimana scorsa, un altro legale (l’avvocato Giorgio Vantaggiato) si era presentato in udienza preliminare davanti al giudice Corrado Schiaretti quale difensore del politico in un analogo procedimento per truffa, giunto al terzo rinvio per consentire il risarcimento della parte offesa. In quel caso si trattava di una signora di Riolo Terme (difesa dall’avvocato Mirco Morganti) che a suo dire gli avrebbe consegnato oltre duemila euro per riuscire a ottenere sconti su una contravvenzione e su cambiali, per poi scoprire che nulla era stato saldato. Una faccenda giunta forse al termine con il risarcimento consegnato in contanti.

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