RAVENNA - Avere la nave più bella del mondo attraccata sulla banchina di Marina di Ravenna è un’occasione imperdibile a cui non hanno potuto rinunciare le migliaia di cittadini che ieri si sono radunate in fila, sotto un sole splendente, aspettando il primo turno di visita delle 14. Il privilegio? Alcune decine di minuti a bordo per toccare con mano un pezzo di storia italiana. L’Amerigo Vespucci ha gettato l’ultima volta l’ancora nel porto ravennate nel 2018, ma quest’anno la tappa – originariamente non programmata – è un regalo che la Marina militare italiana fa alla Capitale italiana del mare 2026: «Non potevamo non omaggiare Ravenna e la cittadinanza in quest’anno molto speciale», commenta il comandante Nicasio Falica.
Alle 13:30 il personale fa accedere i primi prenotati sulla banchina di fronte alla nave e in pochi minuti si crea una fila chilometrica. Tra i più emozionati ci sono i bambini dell’Accademia degli Studi di Ravenna. «Prima di venire ho fatto una lezione ai ragazzi in cui ho spiegato loro l’importanza del nome che la nave porta per la storia del mondo e per la nostra nazione. Non puoi immaginare la loro emozione ed entusiasmo», racconta Elisa Guzzo, vicepresidente dell’associazione. E’ in fila con un gruppo di venti persone tra bambini e ragazzi delle elementari e delle medie che non stanno nella pelle: «La più grande ha 15 anni, mentre il più piccolo ne ha sei e parla solo inglese. Ieri stava imparando a scrivere in corsivo e oggi salirà sulla nave più bella del mondo, un bel salto di qualità».
Poco più avanti c’è una coppia di pensionati, Venere e Pierluigi, venuti da Solarolo per curiosità e per onorare il figlio. «Nostro figlio ha fatto il marinaio a La Spezia, quindi non è la prima volta che salgo su una nave, ma non mi sarei mai perdonata se non avessi visto con i miei occhi la nave orgoglio italiano che ci ha bussato a casa nostra». In prima fila, insieme al marito, c’è anche Marzia, pensionata di Modena un tempo insegnante: «L’Amerigo Vespucci è un qualcosa di cui essere orgogliosi in quanto italiani. Ne abbiamo tante di cui non andare fieri. Abbiamo però rischiato di non essere qua: dopo quattro ore collegati alla fine per caso ci ha fatto prenotare».
Accanto ai due coniugi modenesi ci sono Miriam e Anna, due amiche di Bologna e Modena, che da mesi tengono d’occhio il Vespucci per poterci salire. «Io sono sempre stata affascinata dai velieri anche se di mestiere, prima di andare felicemente in pensione, lavoravo in un’azienda metalmeccanica. È da luglio che mi informo per capire come visitarla e sarei andata ovunque pur di vederla», racconta Miriam.
Salire sul Vespucci è un sogno che si avvera e nemmeno il bug del sistema al momento della prenotazione le ha fermate: «Sono stata tre ore connessa con diversi dispositivi e non so come io abbia fatto, ma è successo il miracolo», spiega Miriam. Anna, invece, contiene di più l’euforia e dopo due ore di viaggio e un’attesa sotto il sole fa solo una richiesta: «Salire come primo punto e poi una bella foto con il comandante».
Per chi la abita, però, il Vespucci è soprattutto una scuola di mare e di vita. L’ambasciata itinerante – come la definisce il comandante Falica – da 95 anni è un punto di riferimento dell’eccellenza italiana e forma ogni anno generazioni di giovani marinai con alle spalle poca o nessuna esperienza marittima. «Accogliamo 163 allievi dell’accademia navale di Livorno per tre mesi e li prepariamo per il battesimo del mare». L’addestramento sul Vespucci non passa solo dalle mansioni manuali e tecniche, ma anche attraverso le sfide di una convivenza con gli oltre duecento membri dell’equipaggio.
«Non è semplice perché abbiamo poco spazio: gli allievi dormono su amache che smontano la mattina e rimontano la sera. Ma gli ambienti stretti spingono loro a maturare uno spirito di squadra irrinunciabile per il nostro mestiere. Devono capire fin da subito che l’errore di uno si ripercuote sugli altri e che non esiste un io singolo, ma una squadra che solo coesa va avanti», spiega il comandante.
L’essenza del lavoro di squadra si racchiude nel funzionamento dello storico timone della nave, composto da 4 ruote unite tra loro e manovrabile solamente in presenza di otto marinai – due per ruota. L’unione delle forze e la coordinazione sono ciò che permette di muovere il timone e contrastare la forza del mare.
«Il timone storico non lo usiamo quotidianamente per la navigazione – confessa il sottotenente di vascello Tommaso Magenes - oggi abbiamo sistemi più moderni per navigare a vela. Lo usiamo come ottimo esercizio per gli allievi e in caso di avaria al timone. Abbiamo sempre bisogno di un piano B anche se viaggiamo a basse velocità, massimo 5-6 nodi» (ndr. tra i 9 e gli 11 km/h).
Per la partenza - in programma per domenica 18 ottobre – il sindaco Barattoni annuncia un saluto caloroso e dà appuntamento ai suoi concittadini alle 10 alla diga foranea di Marina. Ad accompagnare il Vespucci verso l’uscita del porto ci saranno 150 imbarcazioni a vela e la banda cittadina – tempo permettendo.