Ravenna, 110 e lode per le prime 8 laureate in Medicina e Chirurgia VIDEO

Ravenna
  • 25 maggio 2026

Emozione, con qualche lacrima di commozione che non si riesce a trattenere, baci accademici e lancio del tocco. È una grande festa oggi a Ravenna per le prime otto laureate, tutte con 110 e lode, del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna insediatosi in Romagna, tra Ravenna e Forlì, sei anni fa.

Per la prima proclamazione, a festeggiare le otto laureate, che entrano in aula quasi da star tra urla e applausi scroscianti, ci sono questa mattina all’ospedale Santa Maria delle Croci, sede del corso, anche il rettore dell’Alma mater Giovanni Molari il presidente della Regione Michele De Pascale, quello dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, il sindaco Alessandro Barattoni, la coordinatrice del corso e presidente della Fondazione Flaminia Mirella Falconi e il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Ravenna Antonio Patuelli. “È un bellissimo momento - conferma il rettore - per un progetto che è andato oltre le aspettative e cresce continuamente”. Oggi conta 180 matricole all’anno per arrivare nei prossimi anni a 1.000 studenti iscritti. Ed è cresciuto anche come attività, spazi, laboratori e aule. “Un risultato importante - prosegue - che porta con sé una nuova responsabilità: garantire una fase ulteriore di crescita”. Attraverso, precisa, il consolidamento delle presenze universitarie, favorendo un rapporto collaborativo con il personale del servizio sanitario, rafforzando la proiezione territoriale della medicina universitaria e sviluppando in modo ancora più deciso la ricerca biomedica e clinica. Fondamentale è il rapporto con l’Azienda sanitaria e ora, conclude il rettore, “di fronte a un investimento complessivo che ha portato l’Università di Bologna ad attivare o programmare 99 posizioni in ambito medico in Romagna, è necessario compiere un ultimo passo. Fare evolvere l’Ausl Romagna da Azienda sanitaria ordinaria ad Azienda sanitaria universitaria”. Così da “tutelare gli investimenti in capitale umano, garantire continuità alla programmazione per orientare il contributo dell’Università verso alcune priorità”.

Per Ravenna è “una giornata di festa”, conferma il presidente della Regione De Pascale, rimarcando “una rivendicazione doverosa: la scelta di Medicina è partita prima che fosse popolare, prima della pandemia. E ha un alto valore per i ragazzi. Perché è stata fatta in un momento duro, pericoloso e difficile”. Ora, si rivolge direttamente alle giovani laureate, “ma c’è speranza anche per i ragazzi”, scherza, l’impegno è per fare “tutto quello che è nelle nostre possibilità perché possiate e vogliate lavorare qui”. Si complimenta con le neo dottoresse il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, “siete l’espressione tangibile della giustezza del percorso intrapreso. Serve - sottolinea - una forte integrazione tra luogo della conoscenza e della ricerca e luogo dove si consolidano e sviluppano le competenze, un’ibridizzazione feconda tra mondo universitario e mondo sanitario”. Che invece “a volte si guardano con diffidenza”, mentre “l’esperienza ha bisogno di consolidarsi”. Anche il sindaco di Ravenna esprime “gioia e orgoglio”, garantendo per il futuro ancora maggior impegno da parte del Comune per l’Ateneo. C’è qualche difficoltà “sugli spazi comuni e sul tpl”, ammette. Da qui l’accordo sul Palazzo dei congressi e il ragionamento su altri spazi, per “migliorarli e razionalizzarli”, così da “fare amalgamare di più la città con studenti. Sono salito su un treno già partito - conclude - ma avere questo corso consente di alzare la qualità della formazione, avere maggiore integrazione con l’università e attrarre competenze”.

Raggiante anche la coordinatrice del corso e presidente della Fondazione Flaminia Mirella Falconi: oggi, commenta, si conclude la prima fase di un percorso che andrà avanti nel tempo. “Siamo partiti sei anni fa e oggi si raggiunge un primo obiettivo. Con grande soddisfazione per come i ragazzi hanno affrontato l’esperienza”. Per la città, termina, c’è “una doppia valenza”: da un lato dove sono presenti studenti c’è “maggior stimolo per rimanere aggiornati e sviluppare la ricerca”; dall’altro “questo incremento di merito ha importanti ricadute sociali ed economiche”

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