Il presidio a sorpresa in piazza del Popolo? Tutto nato nei giorni caldi post alluvione per protestare contro «il comunicato stampa diramato dal prefetto e da alcuni sindaci, tra i quali c’era l’attuale presidente della Regione Michele de Pascale», perché «era uno schiaffo in faccia ai volontari». Lo sgarbo? Aver invitato gli allora ribattezzati “angeli del fango” a farsi da parte, bollandoli come un intralcio alle operazioni di soccorso. «Avevamo diritto di esprimere la nostra posizione». Kefiah avvolta al collo, seduto al banco degli imputati in tribunale, Gianfranco Santini, 63enne referente provinciale di Potere al Popolo giustifica così il ritrovo tenuto il 28 maggio del 2023 nel cuore della città, con tanto di bandiere, striscioni e megafoni sfoderati senza prima avere ottenuto l’autorizzazione della questura. Ieri è stato assolto insieme alla 33enne responsabile nazionale del movimento Marta Collot.
I due rappresentanti politici erano finiti a processo davanti al giudice monocratico Roberta Bailetti impugnando il decreto penale di condanna emesso nei loro confronti.
L’episodio che era costato la denuncia a entrambi per manifestazione non autorizzata è stato contestualizzato in aula da uno degli ispettori della Digos che quel giorno identificò i promotori del presidio, portando all’annotazione che costò loro l’inosservanza dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Al seguito di Santini, di fronte alla prefettura, nel giorno della visita di Giuseppe Conte a Ravenna, c’era «una trentina di persone, con badili, stivali sporchi di fango. Parlarono al megafono, poi tirarono fuori uno striscione con scritto: “Viva i volontari, ma lo Stato dov’è?”. Non avevano presentato nessuna richiesta alla questura - ha aggiunto l’ispettore - ma non ci furono problemi di ordine pubblico e sicurezza».
Ieri Santini ha descritto l’incipit di quella giornata: «Ero a Fornace Zarattini a sgomberare dal fango la mia azienda, c’era l’acqua a 80 centimetri, ricordate?». Fu appunto il comunicato istituzionale dell’allora prefetto e dei sindaci, che chiedeva ai volontari di farsi da parte, a innescare «un tam tam che ci fece finire in piazza del popolo», in un «presidio lanciato via social».
Nel gennaio successivo, Santini e Collot hanno ricevuto il decreto penale di condanna, al quale si sono opposti scegliendo di difendersi a dibattimento. Nel corso del processo il movimento aveva rivendicato la natura politica dell’iniziativa, sostenendo di aver agito per “rompere il silenzio” e chiedere mezzi e risposte per i territori alluvionati.
Ieri, sentiti anche alcuni testimoni della difesa, la parola è passata al vice procuratore onorario Adolfo Fabiani, che ha chiesto l’assoluzione di entrambi gli imputati per insufficienza di prove. Un’istanza cui si è associata anche la legale dei due imputati, Giulia Lanoce del foro di Bologna, e che ha portato alla sentenza di non colpevolezza perché il fatto non sussiste.