RAVENNA - I ricorsi contro l’Autorità portuale rischiano di far arenare al Tribunale amministrativo regionale il percorso per la rimozione del relitto della Orenburggazprom, uno dei giganti russi fermi ormai da 20 anni nelle acque della pialassa dei Piomboni: due degli undici privati che nei mesi scorsi avevano partecipato alla prima fase della gara - Teseco Bonifiche Srl E Fagioli Spa – hanno infatti impugnato davanti al Tar gli atti che sancivano la loro esclusione dalla “procedura competitiva con negoziazione”, chiedendo di annullare tutti i documenti ad essa collegati. Una delle due aziende punta inoltre – nel caso in cui l’appalto dovesse sfumare – al «risarcimento per equivalente del pregiudizio correlato alla mancata possibilità di concorrere all’aggiudicazione».
Il Tar al momento ha dato loro torto, respingendo nei giorni scorsi con due ordinanze le domande dei ricorrenti e disponendo la compensazione delle spese per la fase cautelare. Resta quindi da capire come i giudici si esprimeranno sul merito della questione, né si può escludere la presentazione di ulteriori ricorsi. Per quanto riguarda le istanze bocciate dal Tribunale, l’esclusione dalla gara per Teseco Bonifiche era arrivata per la «mancata dimostrazione di aver prestato servizi analoghi (servizio di demolizione della nave “Urania” sita nel Porto di Livorno) rispetto a quelli oggetto della gara», ma il Tar ha operato una distinzione tra i concetti di «rimozione/spostamento» e «demolizione», descrivendo quest’ultima come «attività marginale e demandata ad una fase successiva». Quanto al ricorso di Fagioli Spa, è stato rigettato per problemi formali inerenti il «difetto di potere rappresentativo del procuratore speciale».
Nel frattempo, la procedura di gara per individuare chi rimuoverà il relitto risulta in fase di aggiudicazione, cioè alle ultime battute prima dell’affidamento e della firma del contratto, al netto di possibili decisioni della giustizia amministrativa. La realizzazione dell’intervento, dal valore complessivo di circa 9 milioni di euro, è stata per anni un rompicapo: rimuovere il relitto comporterà infatti complesse operazioni di messa in sicurezza, movimentazione, trasporto e smaltimento, con tutte le cautele necessarie sotto il profilo ambientale e della sicurezza della navigazione. Il tutto, in un contesto precario: a chi chiedeva chiarimenti su un eventuale riequilibrio strutturale in caso di collasso strutturale della nave, Autorità portuale ha risposto che il progetto dovrà «contenere ogni accorgimento finalizzato ad evitare lo scivolamento/ribaltamento del relitto», dal momento che tali circostanze «non possono ritenersi eventi imprevedibili e straordinari»