Porti, De Pascale: “La riforma viola la Costituzione, va fermata”

Ravenna
  • 30 luglio 2026

RAVENNA. «Ci si fermi con questa riforma, si costruisca una strategia nazionale condivisa con i territori e si lascino alle Autorità di sistema portuale le competenze amministrative e operative che spettano loro». L’appello è partito dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, intervenuto nel corso dell’audizione della Conferenza delle Regioni davanti alla commissione Trasporti della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di riforma della governance portuale. Il piano strategico della portualità, concede il governatore, «è giusto che venga definito a livello nazionale, ma coinvolgendo i territori. Come Regione Emilia-Romagna abbiamo formalmente chiesto al Governo di fermarsi sulla nuova riforma dei porti, che accentra a Roma la gestione amministrativa e operativa, sottraendo alle Autorità di sistema portuale competenze e risorse che devono rimanere saldamente in capo a questi enti, e non garantisce il coinvolgimento dei territori nella definizione delle scelte strategiche». Addirittura, sottolinea de Pascale, il Governo «vorrebbe togliere alle Autorità di sistema portuale la manutenzione straordinaria. Penso ai porti di Trieste, Palermo, Genova o Ravenna: per svolgere anche una semplice attività di manutenzione dovrebbero andare a battere i pugni sulla porta a Roma, pietendo qualche intervento». Non basta. «Questa riforma- afferma ancora il dem- viola la Costituzione, che individua le infrastrutture portuali come materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Crea una società, un ennesimo carrozzone di Stato, che rischia di generare nuovi costi, sottraendo competenze alle Autorità di sistema portuale senza produrre alcun beneficio. E viola un principio fondamentale della nostra Costituzione: sulla portualità le scelte strategiche si costruiscono insieme ai territori».

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