Omicidio in Darsena, il presunto assassino in silenzio davanti al gip. Resta in carcere

Ravenna
  • 18 aprile 2026

Ha scelto di rimanere in silenzio il 36enne maliano Dambelè Kedjougou Madi, l’uomo fermato per l’omicidio di Moussa Cissè, 29 anni, del Senegal, avvenuto in Darsena nella notte fra lunedì e martedì. Dambelè è stato trasferito giovedì dall’ospedale - dove si trovava per le ferite subite nella colluttazione con la vittima - alla casa circondariale e ieri pomeriggio si è tenuta per lui l’udienza di fronte al giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, che ha convalidato il fermo e confermato la custodia cautelare in carcere, come richiesto dal pubblico ministero titolare del fascicolo Ylenia Barbieri. Il 36enne, inizialmente difeso d’ufficio da Filippo Plazzi, ha anche nominato una legale di fiducia, l’avvocata Cristiana Burdi del foro di Bologna, presente ieri all’interrogatorio. Che si è risolto appunto con la scena muta di Dambelè, avvalsosi della facoltà di non rispondere.

Il 36enne deve rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi: secondo quanto ricostruito dal pm Barbieri e dai carabinieri di Reparto Operativo e Nucleo Investigativo, il delitto si sarebbe consumato in due fasi, partendo dall’ex Silos Granari del Candiano: una sorta di terra di nessuno utilizzata come alloggio di fortuna da gruppi di stranieri senza fissa dimora.

Tra tende, rifiuti e resti di archeologia industriale, quella notte - come riferito anche da alcuni testimoni oculari - tra Dambelè e Cisse sarebbe scoppiata una lite per un debito da soli 25 euro. Dopo una prima colluttazione in cui ad avere la peggio sarebbe stato il 36enne, quest’ultimo si è spostato nei pressi della sede della Guardia di Finanza, immortalato anche dalle immagini delle telecamere, per poi raccogliere da un cestino una bottiglia di vetro. L’oggetto che, una volta rotto, si è trasformato nell’arma del delitto: ad uccidere Cissè è stato un fendente alla gola, e il 29enne si è accasciato a pochi metri dalla sede di Autorità Portuale, per essere ritrovato esanime dalle forze dell’ordine poco prima dell’alba. Ad allertare il 112 una serie di telefonate, sempre più disperate, da parte di altri inquilini del dormitorio fantasma: anche Dambelè, ferito e riverso praticamente davanti al Moro di Venezia, ha chiamato i soccorsi, raccontando di essere stato aggredito. Circa 24 ore dopo, per lui è arrivato il fermo di indiziato di delitto

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