Era morta a soli 13 anni, soffocata mangiando una fetta di pandoro nel centro per minori disabili dove stava trascorrendo il pomeriggio. Un dramma, quello consumatosi l’11 gennaio del 2024 a Ravenna, per il quale erano accusate di omicidio colposo due educatrici della struttura. Ieri sono state assolte entrambe al termine del processo con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Andrea Galanti. Per l’operatrice alla quale era assegnata la bambina (assistita dall’avvocato Francesco Manetti) il gup ha ritenuto che “il fatto non costituisce reato”, a fronte di una richiesta di condanna a 2 anni e 8 mesi avanzata dalla procura. Assolta perché “il fatto non sussiste” la collega che intervenne in soccorso della 13enne mettendo in pratica le manovre necessarie a sbloccarle le vie respiratorie (difesa dagli avvocati Giovanna Gasdia e Lisa Venturi).
Nel corso del processo le stesse imputate avevano avuto modo di raccontare la propria versione di quella tragica giornata. Era accaduto tutto in un attimo, intorno alle 16.30. Quel giorno all’interno della struttura c’erano pochi ragazzi. Per la merenda avevano deciso di riunire minorenni e maggiorenni in un unico spazio comune. Date le feste, si era scelto di offrire a tutti il pandoro. E così era stato servito anche alla 13enne, che frequentava il centro alcuni giorni a settimana con l’obiettivo di migliorare la propria autonomia. Fra i problemi segnalati alle operatrici del centro c’era quello dell’alimentazione. Pure essendo in grado di mangiare da sola, capitava infatti che fosse vorace nell’assumere cibo. Accadeva che si ingozzasse. Era necessario, insomma, che qualcuno supervisionasse durante il pasto, aiutandola nella coordinazione e fornendole anche i tempi tra un boccone e l’altro.
Tutto accadde in pochi istanti, al suono del citofono. La bambina stava ancora mangiando e si voltò per andare alla porta. Accanto a lei c’era l’educatrice, la quale intuì subito la difficoltà respiratoria. «Pochi secondi», ha riferito nel corso dell’interrogatorio, prima di vedere «un segno di soffocamento.
In quel momento entrò la collega, esperta peraltro in manovre di soccorso. Fu lei a praticare la manovra di Heimlich dopo avere sganciato la giovane dalla carrozzina. Nei disperati minuti in attesa dell’arrivo del 118 le due operatrici tentarono il tutto per tutto. E anche il personale medico, una volta entrato nel centro impiegò svariato tempo per disostruire le vie respiratorie. Era ormai tardi. La minore fu portata all’ospedale di Ravenna, poi trasferita a Rimini, dove purtroppo il decesso fu dichiarato una settimana dopo.
Per le difese delle due imputate si trattò di un caso fortuito, non di un errore nella scelta della merenda o delle modalità con cui farla assumere alla 13enne. Le due educatrici si attivarono subito, seguendo le modalità previste, senza arrendersi di fronte a una fatalità ormai segnata.