Medici indagati a Ravenna, documenti al vaglio. Arci e Giovanni XXIII: solidarietà a medici e dubbi sui Cpr

Ravenna
  • 19 febbraio 2026

Continuano le acquisizioni dei documenti nell’ambito dell’inchiesta per i “certificati anti-rimpatrio” coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal pm Angela Scorza che vede indagati 8 infettivologi su 11 medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna per falso ideologico continuato in concorso. Dopo la perquisizione effettuata giovedì nel reparto, nelle abitazioni e nelle vetture degli indagati, gli atti dell’inchiesta sono destinati a finire in mano alla Procura, che potrebbe estendere ulteriormente lo spettro degli accertamenti. Stando a quanto trapelato, al momento sarebbero 34 i certificati acquisiti, relativi ai pareri medici di idoneità al trasferimento nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per stranieri destinatari di decreto di espulsione, tra il settembre 2024 e lo scorso gennaio. Di questi, solo 14 avrebbero ricevuto parere favorevole.

Non si fermano intanto le reazioni politiche: «Come già autorevoli personalità del mondo sanitario e politico hanno sottolineato in queste ore – commenta Samkhya Spinazzi, presidente provinciale Arci - riteniamo che si tratti di un attacco strumentale, che ha una forte e riprovevole valenza politica. I medici hanno un ruolo fondamentale: preoccuparsi della salute dei pazienti con cui si confrontano: l’ordine pubblico, le politiche migratorie decise dal Governo, la loro gestione più o meno corretta, non hanno niente a che vedere con quel che fanno i professionisti in campo medico. Per questo, senza entrare nel merito della questione giudiziaria, riteniamo almeno molto grave la “gogna” mediatica che alcuni commentatori hanno già costruito. La nostra comunità, che ha nelle sue radici i valori di accoglienza, libertà e assistenza, non può accettarlo».

Anche la Comunità Giovanni XXIII interviene sul tema: «Esprimiamo, nel pieno rispetto dell’operato della magistratura, la nostra preoccupazione affinché la cura e la tutela della salute siano sempre garantite anche ai soggetti più fragili». E’ quanto dichiara Matteo Fadda. «Condividiamo la preoccupazione della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) - continua Fadda - che definisce i Cpr luoghi “patogenici” che possono favorire lo sviluppo di malattie infettive e disturbi psichici gravi».

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