Lugo. Fuma a scuola, poi aggredisce la bidella, che chiede i danni ai genitori

Sorpreso dalla bidella mentre fumava a scuola insieme a un compagno, è scappato nel tentativo di evitare sanzioni, invano. Una volta identificato e portato in presidenza, uno studente minorenne se l’è presa con la collaboratrice scolastica: l’ha insultata e minacciata, infine l’ha spinta sotto gli occhi delle due vicepresidi dell’istituto facendola cadere contro un armadietto. Quanto accaduto la mattina del 31 marzo scorso al Polo Tecnico Professionale di Lugo è ora al centro di una richiesta di risarcimento che la bidella, una donna di 48 anni, ha appena inoltrato sia ai genitori dell’alunno - già imputabile in quanto maggiore dei 14 anni - sia al Ministero dell’Istruzione, lamentando danni morali e fisici per le lesioni che alla fine le sono costate 40 giorni di prognosi.

Beccati con le telecamere

L’episodio è descritto in una lettera che l’avvocato Francesco Barone, legale della lavoratrice, ha inviato in questi giorni all’istituto. I fatti sono collocati intorno alle 12.30, nel cortile della scuola. La bidella si accorge che i due ragazzi stanno fumando e li redarguisce decidendo di chiudere la porta per impedire che rientrino all’interno e segnalarli. Inizia così la fuga: gli alunni si intrufolano nella torneria interrompendo peraltro una lezione, per poi scappare ancora inseguiti inutilmente sia dalla donna sia dal professore del laboratorio. Riescono a far perdere le proprie tracce rientrando nelle rispettive aule. Le telecamere però hanno ripreso tutto. Identificati, gli adolescenti vengono rintracciati in classe e informati dell’inevitabile provvedimento disciplinare. Ma qui le rispettive reazioni prendono due tangenti distinte. Uno accetta la sanzione. L’altro chiede alla 48enne di parlare in privato.

L’aggressione

E’ un crescendo di violenza quello che si verifica nei minuti successivi. Il ragazzo contesta le accuse. Rimprovera alla collaboratrice scolastica di avere riferito falsità. Partono le minacce, “la multa la pagherai tu”, le dice e promette, “quando scopro qual è la tua macchina ti taglio le gomme”. La donna decide così di rivolgersi nuovamente alla presidenza, portando con sé il giovane. L’aggressione avviene proprio nell’ufficio delle due vicedirigenti: uno spintone fa cadere la 48enne, che finisce contro un armadietto, procurandole traumi alla spalla sinistra e all’anca. Cinque giorni iniziali di prognosi (motivo che di fatto ha evitato l’apertura di un procedimento penale d’ufficio), lievitano a 40 con il protrarsi dei dolori. Si sommano visite mediche, e nell’elenco degli accertamenti (messi nero su bianco per giustificare la richiesta di risarcimento di varie migliaia di euro) sono menzionati anche attacchi di panico, insonnia. L’ansia, sostiene la donna, sale al pensiero di tornare fra i corridoi e dover fronteggiare l’atteggiamento di certi studenti.

Le azioni disciplinari - va detto - non si sono fatte attendere. Ed è il motivo per cui la richiesta di risarcimento chiama in causa sì il Ministero dell’Istruzione, ma soprattutto i genitori dell’alunno. Avranno 30 giorni per raggiungere un accordo ed evitare la causa civile.

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