Inchiesta sul volontariato fittizio a Ravenna: il dipendente «sfruttato», sentito e morto durante l’indagine

Aveva uno stipendio di circa 300/400 euro al mese sotto forma di rimborso spese, un modesto alloggio all’interno di una delle strutture adibite al ricovero degli animali, e un rapporto di lavoro al limite dello sfruttamento, sfociato talvolta in episodi violenti. Sarebbero state queste le condizioni nelle quali operava un dipendente dell’associazione animalista finita al centro dell’inchiesta sulle presunte ore fittizie di lavori di pubblica utilità. L’indagine per falso ideologico, induzione in falso e corruzione, vede al momento almeno 16 indagati fra i quali il presidente e un consigliere dell’associazione zoofila, oltre a numerose persone che dal 2025 ad oggi sono state indirizzate dal Tribunale al centro per estinguere reati come furti, spaccio, guida in stato di ebbrezza e oltraggio a pubblico ufficiale, facendo volontariato.

L’autopsia al dipendente

Il dipendente, è sentito dagli inquirenti nel corso dell’indagine condotta dalla polizia locale e coordinata dal sostituto procuratore Angela Scorza, fornendo numerosi elementi a suffragio dell’ipotesi accusatoria. Lunedì l’uomo, 63 anni, è stato trovato morto proprio in uno dei centri in cui lavorava. Trattandosi di un decesso inaspettato, la Procura ha disposto l’autopsia il cui esito non lascia pensare a circostanze diverse da quelle di una morte naturale. Non è escluso che anche lo stress dettato dalla situazione possa avere influito sulle sue condizioni di salute.

L’uomo aveva infatti riferito numerose informazioni ritenute di interesse investigativo. Si era dimostrato a conoscenza del meccanismo per la gestione delle ore dei lavori di pubblica utilità. Aveva spiegato però di non avere potere decisionale all’interno dell’associazione e di avere gestito i fogli delle presenze sulla base delle indicazioni date dai superiori. Sempre gli stessi due referenti avrebbero deciso chi accogliere fra le persone inviate dal Uepe (l’ufficio esecuzioni penali) sulla base della convenzione in essere con il Tribunale, per poi passare a lui il foglio delle presenze.

Documenti al setaccio

Registri, dispositivi informatici, documenti e quanto di riconducibile alla filiera dei lavori di pubblica utilità, sono stati sequestrati per essere esaminati. Sarebbe finora emersa oltre una quarantina di posizioni di soggetti inviati all’associazione zoofila per scontare messe alla prova e lavori socialmente utili, ma che in realtà avrebbero affrontato i percorsi previsti solo sulla carta, “barando” sulle ore firmate e ritrasmesse con tanto di relazione positiva al Tribunale. Su quei documenti si sono concentrati in questi mesi gli uomini della polizia locale.

L’intera indagine che ipotizza anche l’esistenza di accordi sottobanco, emerge proprio dall’intensa attività di vigilanza sulle pene alternative alla detenzione, che in taluni casi portano all’estinzione del reato. In questo contesto si è fatta preziosa la segnalazione di una signora che temendo per le condizioni di salute degli animali si è infiltrata come volontaria, stupendosi a sua volta dell’assenza di personale. Oltre a lei, a quel compianto dipendente e ai due referenti ora indagati, non c’era quasi mai nessuno a dispetto di quanto comunicato agli uffici del palazzo di giustizia. Il motivo resta il grande interrogativo che l’inchiesta punta a svelare.

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