Scatta il presidio di protesta davanti alla Questura di Bologna per i medici sotto accusa per aver prodotto false certificazioni con cui attestare l’inidoneità all’ingresso nei Cpr. “Si sono svolti fatti gravissimi all’alba - spiega Marica Greco del Laboratorio di salute popolare - nei confronti di alcuni colleghi infettivologi che sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e poi portati in Questura. Siamo qui in solidarietà a questi colleghi, ma soprattutto per dire che il nostro ruolo di cura e il ruolo dei sanitari non può essere piegato alle richieste di uno Stato che intende recludere le persone all’interno di questi luoghi che ammalano e che producono morte”.
Al momento, sarebbero cinque i medici in Questura, occupati nelle strutture sanitarie tra Bologna, Ravenna e Ferrara. Greco sottolinea come la “patogenicità” dei Cpr sia stata ormai “testimoniata da ampissima letteratura, per cui seguiamo semplicemente il codice deontologico della nostra professione, che ci impone di promuovere sempre in ogni situazione la tutela della salute delle persone che incontriamo nel nostro percorso professionale”. Di conseguenza è “inaccettabile che si venga accusati di un’accusa così grave e sostanzialmente infondata dal punto di vista sia deontologico che legale”. Il caso è il replay di fatto di quanto accaduto a Ravenna nei mesi scorsi. “Ma con l’aggravante che in questo caso la perquisizione è avvenuta sul territorio nazionale - sottolinea Greco - per cui non è più un caso isolato, ma c’è proprio la precisa volontà politica di estenderlo a tutto il territorio e creare un precedente molto pericoloso, perché espone la professione al rischio di dover giustificare e difendere la propria autonomia, che invece è un qualcosa che dovrebbe essere dato per assodato”.
Per Damiano Borin di Ya Basta, “è difficile non vedere un legame anche con quanto è successo qui a Bologna con Fakir. Il Governo interviene in sempre più ambiti della società con una logica repressiva e di morte. E nessuno si può mettere in mezzo. Vediamo una recrudescenza”.