Il trisavolo fu abbandonato in un fosso in una stola di lino nel 1886, la pronipote cerca di rintracciarne le origini tra dna e archivi in Romagna

L’ultimo giorno dell’anno 1886 qualcuno lasciò un neonato in un fosso a Forlimpopoli. Ad avvolgerlo erano fasce di lino pregiato: un dettaglio che fa pensare che quel bimbo potesse avere origini altolocate ma, per qualche ragione, non potesse essere riconosciuto. A distanza di 140 anni, il mistero potrebbe essere risolto grazie alla determinazione della pronipote, la 28enne Melissa Marchi, in cerca delle radici del trisavolo.

«La missione del mio trisavolo ora è anche la mia»

Domani, infatti, la giovane si presenterà all’archivio di Stato di Forlì, per consultare i verbali ingialliti dal tempo che riavvolgeranno il nastro della memoria in cerca di indizi che possano svelare le origini materne. «Sento il bisogno di dare finalmente voce a un silenzio che dura da 140 anni - spiega la 28enne residente ora a Casal Borsetti -. È la storia di un uomo, il mio bisnonno Umberto Zigoli, che ha vissuto e amato portando nel cuore il vuoto di un’identità mai conosciuta». Il 31 dicembre 1886, Umberto venne ritrovato abbandonato in un fossato a Forlimpopoli. Non era avvolto in stracci ma in fasce di lino, un indizio silenzioso che potrebbe indicare discendenze da una famiglia di origini nobili rimaste segrete per paura di uno scandalo o forse un ultimo gesto di premura da parte di chi lo amava ma non poteva riconoscerlo. «Umberto ha cercato per tutta la vita di dare un volto a quel “N.N.” scritto sui suoi documenti, ma i tempi e la mancanza di mezzi gli hanno impedito di chiudere quel cerchio - prosegue la 28enne -. Oggi, quella ricerca che lui non è mai riuscito a terminare è diventata la mia missione».

Una vita vissuta senza conoscere i suoi genitori

Umberto, finì in orfanotrofio dove fu adottato. Fece il militare e morì ad 87 anni senza sapere chi fossero i suoi genitori biologici. Ha lasciato in eredità alla sua famiglia non solo il suo patrimonio genetico ma anche quella ricerca incompiuta per svelare le loro origini. Sono due le strade intraprese dalla bisnipote per cercare di svelarle. «Ho deciso di usare la scienza per superare le barriere del tempo: ho effettuato un test del Dna molecolare per interrogare il nostro sangue, l’unico che conserva ancora la verità sulle sue origini - spiega -. Abbiamo un indizio prezioso, la microcitemia (difetto ereditario all’emoglobina ndr), un tratto genetico che da sempre in famiglia consideriamo la nostra “bussola” verso le terre ferraresi».

Le ricerche tra la scienza e l’Archivio di Stato

Altri indizi preziosi potrebbero poi essere forniti dai verbali custoditi dall’archivio di Stato. «Domani, accompagnata da mia madre, varcherò la soglia dell’Archivio di Stato di Forlì con un’emozione indescrivibile. Cercheremo quel verbale originale del 1886, sperando di ritrovare tra le pagine ingiallite un segno, un oggetto o una nota che possa finalmente restituire a Umberto la sua storia. È un viaggio nel tempo che coinvolge tutta la mia famiglia - sottolinea emozionata -: le mie zie e mia mamma aspettano con il fiato sospeso che quel legame interrotto nel fosso di Forlimpopoli possa finalmente riallacciarsi». Una storia che intreccia legami familiari indissolubili, radici e tecnologia. «Nessuno è mai davvero “solo” finché c’è qualcuno pronto a cercarne il nome», conclude Melissa Marchi.

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