Nel divieto al personale e agli appaltatori dei servizi per la povertà del Comune di Ravenna parlare con la stampa non c’è né l’intenzione “di limitare la libertà di stampa” né la volontà di “non riconoscere il principio della trasparenza e i valori della democrazia”. Ma solo “una grande e doverosa attenzione a tutela delle persone fragili destinatarie dei servizi esternalizzati”. Il Comune si difende così dall’accusa dell’Aser, l’Associazione stampa Emilia-Romagna, che ieri ha puntato il dito contro l’amministrazione e il capitolato speciale sulla procedura di affidamento dei servizi di contrasto alla povertà estrema. L’oggetto del contendere è in particolare l’articolo 11, nel quale si legge chiaramente che “è fatto divieto a ciascun appaltatore aggiudicatario del rispettivo lotto, nonché al personale da questo impiegato, di fornire agli organi di informazione (stampa, radio, tv, social media, blog, eccetera) qualsiasi notizia, dato, intervista o dichiarazione attinente il servizio svolto nei lotti di competenza, se non preventivamente e formalmente autorizzato dalla stazione appaltante”. Palazzo Merlato “non ha ovviamente nessuna intenzione di negare informazioni alla stampa ma, essendo titolare e responsabile del servizio e delle relative informazioni, fra l’altro di rilevante delicatezza per quanto riguarda la privacy, afferma la prerogativa di essere essa stessa a divulgarle, anche al fine di evitare che possano essere diffuse notizie parziali o incomplete, mettendosi chiaramente come sempre a disposizione degli organi di informazione”, è la precisazione.
Il Comune evidenzia poi che questa volontà “trova riscontro nell’articolo 11 ter comma 5 del codice nazionale di comportamento dei dipendenti pubblici, al quale è previsto debbano attenersi tutti coloro che a qualsiasi titolo collaborano con l’amministrazione, compresi i soggetti aggiudicatari di servizi e i loro dipendenti”. Ovvero che “fermi restando i casi di divieto previsti dalla legge, i dipendenti non possono divulgare o diffondere per ragioni estranee al loro rapporto di lavoro con l’amministrazione... documenti, anche istruttori, e informazioni di cui essi abbiano la disponibilità”. Ed è “proprio per questa previsione normativa” che “è fra l’altro previsto dalla legge 150 del 2000 che le pubbliche amministrazioni si dotino di un ufficio stampa, composto da giornalisti iscritti all’albo nazionale, il cui compito è curare i collegamenti con gli organi di informazione”, puntualizza ancora il Comune. “Anzi, prevedendo la possibilità di diffusione di informazioni in modo concordato e condiviso, il capitolato in questione amplia le opportunità di confronto tra la stampa e il soggetto erogatore del servizio, nella consapevolezza che su tematiche così delicate possa essere arricchente e utile avere una relazione diretta anche con chi il servizio lo eroga”, è la chiosa. Detto questo, “nessun dubbio sul fatto che i giornalisti e le giornaliste lavorino nel rispetto della dignità delle persone e della deontologia professionale”.