Giornata dei mulini 2026, il Molino Benini: dal 1926 cuore della filiera romagnola

Ravenna
  • 17 maggio 2026

A Santo Stefano, nel Ravennate, la storia del Molino Benini attraversa un secolo di evoluzioni tecniche e passaggi di testimone. Ancora oggi, come racconta Luciano Ricci, che dal 1996 guida il mulino preservandone la tradizione, l’attività prosegue nel segno della continuità e del legame strettissimo con gli agricoltori del territorio.

Può raccontarci come nasce il Molino Benini e quali sono state le tappe fondamentali della sua evoluzione tecnica, dalle origini fino a oggi?

«La famiglia Benini arriva a Santo Stefano nel 1926. Lì c’era già un mulino a pietra presente, lo comprano e da quel momento prende il nome di Molino Benini. Il progetto quindi non parte da zero, ma acquisisce un’attività che era già avviata. La svolta avviene nel 1954, quando la famiglia costruisce il mulino nuovo a cilindri: un “Golfetto” a 12 passaggi. In quel momento cambia completamente il meccanismo di produzione, vengono abbandonate le macine e viene messo in moto il sistema a cilindri, che è quello che continua tuttora. Successivamente, nel 1968, sono stati costruiti i silos per ricevere il grano, consolidando ulteriormente la struttura».

Lei è entrato in questa realtà negli anni Novanta. Com’è avvenuto il passaggio dalla famiglia fondatrice alla sua gestione?

«Ho iniziato a frequentare l’ambiente del mulino nel 1994 e dal 1995 ho cominciato a lavorarci come dipendente. I figli della famiglia Benini avevano scelto di fare altro nella vita, quindi non c’era più nessuno che proseguisse l’attività. Così nel 1996 ho deciso di prenderla in mano io: la proprietà è ancora della famiglia Benini, ma la gestione dal 1996 è mia e continuo con lo stesso spirito.»

Il Molino Benini è oggi un punto di riferimento per le aziende agricole locali. In cosa consiste concretamente il vostro lavoro quotidiano e come funziona la vostra filiera?

«Siamo in una zona che comprende i paesi di Santo Stefano, San Bartolo, San Pietro in Vincoli, San Zaccaria, quelle che vengono chiamate “Le Ville Unite”. Il grano che lavoriamo proviene dalle aziende agricole di questo territorio. Con loro abbiamo creato una filiera: seminano le varietà che indichiamo noi, in modo da avere sempre una farina costante e omogenea durante tutto l’anno, e a fronte di questo impegno viene riconosciuto loro un premio».

Una volta prodotta la farina, qual è il vostro mercato di riferimento e a chi si rivolgono i vostri prodotti?

«Produciamo farina che poi distribuiamo principalmente nella nostra zona. Il nostro mercato è soprattutto la Romagna; vendiamo anche qualcosa fuori regione, ma il “core business” dei nostri clienti è tutto romagnolo. È un lavoro di prossimità che valorizza il prodotto agricolo del territorio per restituirlo alla comunità sotto forma di farina di qualità».

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