Ravenna, evasione fiscale Ishikawa. Lupis contro la ricostruzione delle indagini

Ravenna
  • 03 ottobre 2025

In aula nelle vesti di imputato ha ascoltato passo passo la ricostruzione delle indagini, per poi ribattere alle accuse rilasciando spontanee dichiarazioni. E’ così entrato nel vivo il processo a carico di Angelo Lupis, imprenditore ravennate fondatore del marchio di scarpe Ishikawa, accusato di una maxi evasione fiscale da oltre 5 milioni di euro. Dopo il rinvio a giudizio, Lupis, assistito dall’avvocato Carlo Benini, è comparso davanti al giudice Cristiano Coiro, nell’udienza in cui erano previste le deposizioni degli inquirenti, chiamati come testimoni del sostituto procuratore Lucrezia Ciriello.

Il luogotenente della Guardia di finanza di Ravenna Mauro Pilato ha ripercorso i passaggi chiave dell’inchiesta, avviata nell’agosto 2015, quando venne eseguita una verifica fiscale sulla ditta individuale di Lupis. Dai controlli emerse subito un’anomalia: l’attività, attiva dal 2008, ad avviso degli investigatori non aveva mai presentato dichiarazioni né versato imposte. Le indagini si concentrarono anche sul domicilio dell’imprenditore, ufficialmente trasferito in Svizzera, ma in realtà riconducibile ancora a Ravenna, dove risultavano utenze domestiche intestate a suo nome e un appartamento in affitto in via Maggiore. Gli accertamenti fiscali e bancari portarono a ricostruire un volume d’affari milionario, con imposte Irpef e Iva evase ben al di sopra delle soglie penali nel triennio 2011-2013. Le indagini hanno inoltre documentato bonifici e giroconti tra i conti dell’imputato, della madre e della compagna, oltre a trasferimenti verso Miami su conti considerati a lui riconducibili. Centrale, secondo l’accusa, anche la cessione del brand Ishikawa nel 2014 a una società svizzera, la “Macedonio International”, per 2 milioni di dollari: un’operazione che, per la difesa, mirava a dare respiro internazionale al marchio, ma che per gli inquirenti avrebbe contribuito a occultare redditi all’estero.

Lupis, dopo l’esame dei testi, ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni. Ha ribadito di avere trasferito la propria residenza in Svizzera già nel gennaio 2014 - «ho la patente elvetica dal febbraio di quell’anno», ha detto - sostenendo che l’iscrizione Aire riportata dagli inquirenti fosse frutto di un errore del Comune di Ravenna. Ha spiegato che l’incendio dell’appartamento nel maggio 2013, pochi mesi prima della morte della madre, avrebbe distrutto parte della documentazione contabile, impedendogli di consegnare tutte le fatture. Ha inoltre chiarito che i conti correnti erano cointestati solo con la madre, «la mia compagna non c’entra nulla», e che la donna non aveva alcuna posizione fiscale.

Sulla vicenda della Macedonio International, Lupis ha ridimensionato i termini: «Non è mai stata una vendita reale, ma una promessa di cessione per dare internazionalità al marchio». Quanto agli oneri con l’Agenzia delle Entrate, ha spiegato che «inizialmente mi erano stati contestati 12 milioni e mezzo, poi sono stati ridotti a 2 milioni, che a mio avviso non erano comunque dovuti».

L’imprenditore ha infine contestato la stima del valore del marchio formulata dal consulente tecnico del pm, secondo il quale già nel 2013 Ishikawa valeva oltre 5,2 milioni di euro. «Un brand non vale per la notorietà presunta, ma per i numeri».

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