Eni, la Cgil attacca il ministro Urso: “Decisioni ambigue sulla chimica di base”

Ravenna
  • 19 aprile 2026

ROMA. «Egregio Ministro, le sue decisioni ambigue sulla chimica di base continuano a esporre il nostro Paese a rischi industriali e strategici sempre più evidenti. Per questa ragione riteniamo non più rinviabile una presa di posizione pubblica chiara». È quanto si legge nella lettera che il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e il segretario generale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli, hanno inviato al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. «Il 10 marzo 2025 - ricordano - ha firmato un protocollo con Eni che sancisce, nei fatti, la dismissione della chimica di base nel nostro Paese, affermando che tali produzioni non sarebbero più sostenibili in Europa. Pochi giorni dopo, ha sottoscritto insieme ad altri Paesi europei un non-paper che indica esattamente l’opposto: la chimica di base come settore strategico da difendere e rilanciare. Oggi, a distanza di mesi, non solo questa contraddizione non è stata chiarita, ma gli eventi recenti la rendono ancora più grave». «La crisi geopolitica in Medio Oriente e le tensioni con l’Iran - sostengono infatti Landini e Falcinelli - stanno dimostrando in modo inequivocabile quanto sia pericoloso dipendere dall’estero per materie prime e intermedi chimici fondamentali. In questo contesto, la scelta di smantellare la capacità produttiva nazionale non è solo industrialmente miope: è strategicamente irresponsabile». I dirigenti sindacali denunciano poi «il ruolo di Eni, azienda partecipata dallo Stato, che dismette la chimica e ostacola possibili soluzioni industriali alternative» con la chiusura degli ultimi impianti di cracking italiani di Brindisi e Priolo e il possibile effetto domino sui siti di Ferrara, Ravenna e Mantova, per un totale di oltre 20.000 lavoratori diretti e dell’indotto coinvolti, numero che potenzialmente salirebbe a circa 200.000 addetti se consideriamo le ricadute sulla filiera petrolchimica. «Qui - sottolineano infine - non è in gioco solo il destino di alcuni stabilimenti, ma la tenuta industriale dell’Italia. Ministro, il quadro che emerge è netto: mentre l’Europa discute di autonomia strategica e difesa delle filiere industriali, l’Italia procede in direzione opposta. Attendiamo una risposta chiara».

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