“Ci sono due condizioni imprescindibili” per salvare la sanità, avverte oggi il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale: arrivare ad un finanziamento del Servizio sanitario nazionale adeguato, pari “al 7,5% del pil tra cinque anni”, mentre oggi si è sotto al 6,5%. “Questa è la vera sfida”. La seconda battaglia è quella sugli stipendi e le carriere di medici e infermieri a livello nazionale: “Cambino retribuzione e carriera sanitaria. Dobbiamo riscrivere i profili professionali e rivedere le lauree magistrali. Dire che un infermiere ha un salario giusto oggi in Italia è una vergogna”. Così incalza de Pascale, oggi dal palco di un convegno della Cgil regionale al centro Katia Bertasi di Bologna. Insiste de Pascale: “Abbiamo queste due battaglie politiche da portare avanti, a partire dall’adeguato finanziamento. Il Governo Meloni ha attuato i documenti di programmazione del Governo Draghi. Fare il 7,5% del pil tra cinque anni, questa è la vera sfida. Non è averlo fatto durante il Covid, lì eravamo capaci tutti”. In ogni caso, sprona il presidente della Regione Emilia-Romagna, “la priorità assoluta del paese sia la sanità. E con l’autonomia differenziata non si salvano nemmeno Veneto e Lombardia, questo è egoismo territoriale. Non hanno capito niente”. Invece, rivendica de Pascale, “aver detto come Regioni al ministro Schillaci che la riforma deve rimangiarsela non è stato banale”.
De Pascale: “Oggi dire che un infermiere in Italia ha salario giusto è una vergogna”