De Pascale a Osaka e gli esempi di Caviro, Orogel e Ccs di Ravenna: “L’Emilia-Romagna punta alla neutralità carbonica”

Ravenna
  • 24 settembre 2025

Per arrivare alla neutralità carbonica, l’Emilia-Romagna punta sull’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, sull’uso del fotovoltaico e dell’agrivoltaico, sugli impianti eolici off-shore e sul primo progetto in Italia di Ccs, cioè la tecnologia che permette di catturare e stoccare la CO₂ senza che venga liberata nell’atmosfera.

Temi sviluppati dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, e dal vicepresidente con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, a Expo Osaka 2025 nel corso di due incontri: il primo, “Emilia-Romagna: hub internazionale delle energie verdi”, con rappresentanti di Hera, Snam, CPL Concordia, Cluster Greentech, Università di Modena e Reggio Emilia e il secondo oggi, promosso da Enea, “Fusione nucleare, Idrogeno e Digitalizzazione per la transizione energetica: esempi virtuosi di collaborazione tra Italia e Giappone”.

“Il nostro obiettivo è chiaro- sottolinea de Pascale- puntiamo a rendere l’Emilia-Romagna un hub internazionale delle energie verdi. Con un percorso verso la neutralità carbonica che passa attraverso le energie rinnovabili, necessarie per la transizione sostenibile, e che consentirà uno sviluppo del nostro territorio in equilibrio con l’ecosistema, l’ambiente e in grado di controbilanciare gli effetti del cambiamento climatico. Il Piano energetico regionale rappresenta, in questo contesto, un importante tassello e prevede una pluralità di fonti rinnovabili. Dal biometano all’idrogeno, alla geotermia, all’eolico, al fotovoltaico e all’agrivoltaico, un mix energetico di fonti rinnovabili in linea con gli scenari energetici nazionali scelto in base alle caratteristiche del territorio. Una sfida e anche un’occasione importante di innovazione tecnologica, sviluppo delle competenze e crescita per imprese e professionisti”.

L’Emilia-Romagna, secondo una ricerca nazionale svolta da ENEA, si attesta tra le prime tre regioni italiane per potenzialità di uso di suolo agrivoltaico, cioè la possibilità di unire agricoltura e produzione di energia solare sullo stesso terreno. È una modalità su cui ci sono già esperienze sul nostro territorio e su cui si continuano ad assicurare sperimentazione, ricerca e innovazione per migliorare e rendere questa nuova tecnologia sempre più compatibile e coerente con le nostre produzioni agricole. Tra queste, l’impianto di agrivoltaico su vitigno realizzato nell’area di Forlì da Caviro, esempio di sinergia innovativa nella produzione vitivinicola. E, sempre sul fronte agroalimentare, anche l’impianto realizzato in partnership da Hera e Orogel a Cesena, che si integra con colture frutticole.

A Ravenna, infine, è in funzione un impianto CCS (Carbon Capture Storage), basato su una tecnologia di decarbonizzazione che evita che l’anidride carbonica finisca in atmosfera, contribuendo a ridurre l’effetto serra. È il primo progetto in Italia basato su questa tecnologia, gestito da Eni e Snam, che prevede la captazione della CO2 nel Mediterraneo dalla centrale elettrica di Casalborsetti e lo stoccaggio in un pozzo. A regime, dopo lo sviluppo in più fasi, giungerà ad accogliere ogni anno fino a 16 milioni di tonnellate di CO2, fino alla saturazione della capacità totale dichiarata di circa 500 milioni di tonnellate che non saranno disperse nell’atmosfera.

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