Dal porto di Ravenna alla Libia: il maxi modulo di Rosetti Marino

Ravenna

Una realizzazione che unisce sostenibilità, innovazione e geopolitica dell’energia. E che oggi, tra applausi e soddisfazione, segna per la Rosetti Marino non solo la fine di un lavoro, ma l’inizio di nuove opportunità su scala internazionale.

Tutto questo anche se slitta di un giorno, a causa delle non favorevoli condizioni atmosferiche, la partenza del maxi modulo del progetto Bouri Gas Recovery: non più oggi, ma domani, prenderà infatti il largo dalla costa romagnola questo colosso da oltre 5.200 tonnellate, destinato ai giacimenti offshore della Libia. Un rinvio tecnico che non smorza però il clima di festa che si è respirato ieri in cantiere, dove l’azienda ravennate ha celebrato la conclusione di una delle commesse più importanti della propria storia.

Il modulo viaggerà su una chiatta per circa cinque giorni, con uno scalo tecnico a Malta, dove incontrerà la nave gru Saipem 7000 incaricata dell’installazione in mare. Il progetto è infatti guidato da Saipem, general contractor dell’intervento, che avrà la responsabilità delle operazioni offshore.

«Una volta installato - spiega il presidente di Rosetti Marino, Stefano Silvestroni - il modulo permetterà di cessare la combustione del gas in eccesso, con enormi benefici ambientali e un rafforzamento dei rapporti con la Libia. È un progetto complesso completato con successo, che ha portato lavoro e reddito sul territorio e rafforzato la fiducia nelle nostre capacità».

Un risultato che, aggiunge, rappresenta anche «un segnale concreto della competitività dell’industria italiana nei grandi progetti energetici internazionali».

Parliamo di un’infrastruttura imponente: sette piani di altezza per 45 metri complessivi, una base di 32 per 45 metri, 190 chilometri di cavi, 750 tonnellate di tubazioni e 830 di macchinari. Numeri che raccontano da soli la portata dell’opera, realizzata in circa tre anni con 2,4 milioni di ore di lavoro e picchi di 500 addetti impegnati contemporaneamente. Un investimento complessivo da 1,3 miliardi di dollari, di cui circa un terzo - pari a quasi 400 milioni - destinato proprio alla Rosetti Marino, che consolida così il proprio ruolo internazionale e il rapporto strategico con Saipem.

Il modulo sarà installato nel campo petrolifero di Bouri, a circa 170 chilometri dalla costa libica, nell’ambito del progetto sviluppato per Mellitah Oil & Gas. L’obiettivo è tanto chiaro quanto ambizioso: recuperare fino a tre milioni di metri cubi al giorno di gas metano oggi disperso o bruciato in torcia, trasformandolo in risorsa energetica. «Il modulo -sottolinea il ceo di Rosetti, Oscar Guerra - interverrà su infrastrutture già esistenti, ottimizzandole e riducendo i costi. Il gas recuperato sarà destinato sia al mercato libico sia a quello italiano, sfruttando una pipeline oggi utilizzata solo al 10%», aggiungendo inoltre come «la capacità di rispettare tempi e standard di sicurezza così elevati, non si è registrato in questi anni nemmeno un infortunio sul lavoro, sia oggi uno degli elementi distintivi dell’azienda».

Dal lato Saipem, il Mediterranean sea program director Alberto Leni evidenzia il valore strategico dell’intervento. «Questo progetto dimostra come l’ingegneria italiana possa contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni di CO2, migliorando l’efficienza di impianti già operativi e rafforzando al contempo la sicurezza energetica del Mediterraneo».

Un’iniziativa che, sottolinea, «si inserisce in una visione più ampia di transizione energetica, in cui l’ottimizzazione delle risorse esistenti gioca un ruolo fondamentale».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui