Dal padel alla bancarotta. Due imprenditori accusati a Ravenna

Campi da padel commissionati ma mai pagati, clienti infuriati, tra i quali anche vip del mondo dello sport. Era solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie del business ravennate di uno sport ormai dilagante, c’era una voragine finanziaria milionaria. La Procura di Ravenna l’ha ricostruita nel capo d’accusa a carico di Fabrizio e Marco Merli, ravennati di 67 e 40 anni. Sono stati fra i primi in Italia a fornire campi ad hoc per la disciplina che “inscatola” il tennis in strutture da 20x10 metri (semplificazione di cui ci scuseranno i puristi). Ora sono accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta e distrattiva del valore superiore ai 3 milioni di euro, oltre a una maxi evasione fiscale che sfiora il milione e varie insolvenze fraudolente verso i fornitori. Chiuse le indagini, ieri si è tenuta l’udienza preliminare davanti al giudice Andrea Galanti, rinviata in vista di una prossima udienza fissata a novembre.

L’inaugurazione in Darsena

L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Silvia Ziniti parte dalla Merli srl per ricostruire un reticolo di società che nel 2021 aveva portato all’inaugurazione in Darsena a Ravenna di due campi da padel e del primo centro indoor in Romagna, creato in un ex capannone artigianale (ora passato a un’altra gestione estranea alla vicenda penale). La società è fallita nel novembre 2023 con un passivo di 1,4 milioni di euro. Nelle tappe che hanno preceduto il declino l’accusa individua gravi omissioni, fra le quali la stessa dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale, giunta nel corso di una crisi datata già al 2019. In quei quattro anni, l’amministratore avrebbe aggravato il dissesto di almeno 620mila euro. Libri e scritture contabili sarebbero stati compilati in modo tale da non rendere possibile ricostruire con precisione né il giro d’affari né il patrimonio.

Quanto al capitolo dell’evasione fiscale, la cifra che conta anche sanzioni e interessi raggiunge i 955mila euro.

Società a San Marino

Vengono citate nel capo d’accusa numerose società riconducibili ai due imputati, come Ads Ravenna Sports o la Padel San Marino; quest’ultima, avviata sul monte Titano nel settembre 2022, aveva gli stessi dipendenti, svolgeva la medesima attività commerciale con lo stesso amministratore di fatto delle altre realtà imprenditoriali in crisi. Nell’ipotesi accusatoria queste newco servivano ai due imputati (assistiti dagli avvocati Ermanno Cicognani e Alessandro Docimo) per distrarre risorse economiche dalla bad company effettuando pagamenti preferenziali ai danni dei creditori. Alla fine, il patrimonio societario sottratto facendo leva sull’ormai consolidato marchio “Merli Sport”, avrebbe raggiunto per l’esattezza i 3.161.893 euro.

Magazzino ripulito

Le stesse rimanenze di magazzino, fatte risultare in contabilità per circa 241mila euro, al momento della liquidazione giudiziale non sarebbero state nemmeno trovate dal curatore fallimentare incaricato di redigere l’inventario dei beni.

A chiudere il cerchio ci sono infine i campi. Sarebbero stati commissionati quando già, dal febbraio 2022, i pignoramenti iniziavano ad arrivare a pioggia. L’accusa ne conteggia ben 120. Di questi, gli imprenditori del padel ne avrebbero ricevuti 12 dall’azienda produttrice. Ma pagati - sostiene la Procura - nemmeno uno.

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