Avrebbero gonfiato gli ordini per le forniture richieste dai capireparto per poi lucrare sulla differenza tra i beni effettivamente necessari all’azienda e quelli invece fatti figurare sulla bolla d’acquisto. Tutto sulle spalle di un colosso romagnolo dell’agroalimentare come Unigrà. Quando l’azienda se n’è accorta, la denuncia e le successive verifiche hanno smascherato una truffa che in pochi mesi avrebbe fruttato oltre 200mila euro ai presunti responsabili. Ora sono otto le persone che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari; tra loro ci sono tre dipendenti della ditta di Conselice (fra cui due addetti all’ufficio acquisti tecnici di 52 e 27 anni, e un 34enne addetto al magazzino ricambi) altri cinque indagati tra i 30 e i 60 anni, fra i quali due rappresentanti legali di una società fornitrice, due amministratori di un’altra azienda e un magazziniere.
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