Condannato per abusi, torna a Ravenna: aveva rifiutato la visita per i Cpr

Ravenna

Un ammonimento del questore per molestie su un’avvocata, una condanna per violenza sessuale nei confronti di una ragazza disabile e la pena scontata nel carcere di Modena. Ora, scarcerato da poche settimane, si è rifatto vivo a Ravenna. E dire anche lui, un 57enne di nazionalità marocchina, pare fosse destinato a un centro di permanenza per il rimpatrio. Già a suo tempo tuttavia, aveva schivato la procedura cogliendo - forse inconsapevolmente - una falla nella norma: si era rifiutato di sottoporsi alla visita medica per valutare se fosse o meno idoneo alla detenzione amministrativa. Un “no” che inevitabilmente gli aveva consentito di evitare il trasferimento in una struttura propedeutica al rimpatrio degli stranieri irregolari destinatari di decreto di espulsione. Il motivo è ormai noto: per farvi ingresso è necessario il nulla osta da parte dei medici del locale ospedale. Così il caso del 57enne torna alla ribalta proprio ora che, parallelamente alla sua scarcerazione, Ravenna è al centro dell’inchiesta che coinvolge 9 medici indagati per i falsi certificati di non-idoneità rilasciati agli stranieri destinati ai Cpr (4 operatori sanitari sono accusati anche di associazione per delinquere).

L’uomo sarebbe stato avvistato in ben tre occasioni a Ravenna. Una in via Mazzini, due in zona Ponte Nuovo. E del suo ritorno in città sono state informate anche le vittime dei procedimenti (penale e amministrativo) che lo hanno riguardato dal 2024 all’altro ieri.

Il più grave è avvenuto il pomeriggio del 3 giugno del 2024. Un abuso sessuale su una ragazza di 20 anni, fragile, certificata, colta alla sprovvista alla fermata dell’autobus appena uscita dalla struttura educativa che frequentava. Per quei fatti l’uomo era stato condannato in primo grado a 4 anni nel maggio dell’anno scorso, poi ridotti in appello a 2 anni e 8 mesi. Secondo l’accusa, lo straniero avrebbe sfruttato le condizioni della vittima, una giovane affetta da un’importante forma di autismo, per approfittare di lei, affiancandola in bicicletta, seguendola e molestandola con condotte via via sempre più gravi, dalle frasi scabrose, alle proposte esplicite, per poi spingersi a palpeggiarla. Era stata la stessa giovane a raccontare a casa l’accaduto. E qualche giorno più tardi suo padre era riuscito a fotografarlo fornendo così agli inquirenti un volto sul quale orientare le indagini. Fatti i conti dei mesi trascorsi in carcere successivamente all’arresto, dopo la sentenza in appello la difesa ha fatto istanza di scarcerazione considerato che il presofferto era uguale o superiore alla pena inflitta.

Appena qualche giorno prima di quell’episodio il 57enne era stato raggiunto dell’avviso orale del questore per un caso di minaccia e molestia nei confronti di un’avvocata che lo aveva assistito fino all’anno precedente. I rapporti tra i due erano iniziati nell’estate del 2023 quando la professionista lo aveva tutelato in un procedimento per droga. Poi, un anno dopo, in seguito a un incontro sporadico, il 57enne aveva iniziato a pedinarla minacciandola fino a inseguirla davanti a casa. L’ammonimento del questore si era rivelato efficace. Ma ancor più l’arresto per le accuse ben più pesanti che gli sarebbero piombate addosso nelle settimane successive.

Secondo l’avvocato Cristiana Burdi, legale del 57enne, l’uomo ora non dovrebbe trovarsi a Ravenna, pur non avendo più provvedimenti amministrativi pendenti che gli impediscono di tornare in città. Non è chiaro quali siano le strade che sta percorrendo. Ma è ancor più difficile dire - alla luce dell’inchiesta in corso - che fine avrebbe fatto se a quella visita per il trasferimento in un Cpr avesse risposto “sì”.

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