Cervia. La difesa di Missiroli: «Ribadita la credibilità del sindaco»

Ravenna

Saranno depositate entro 45 giorni le motivazioni con le quali il Tribunale della Libertà ha rigettato la rinnovata richiesta del carcere da parte della Procura nei confronti del sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, indagato per maltrattamenti nei confronti della moglie. Nell’attesa, è con sapiente prudenza che il legale del primo cittadino, l’avvocato Ermanno Cicognani, commenta l’esito dell’udienza tenuta lunedì a Bologna: «Se le anticipazioni della stampa dovessero essere corrette, è chiaro che la decisione sarebbe fonte di grande soddisfazione per l’architetto Missiroli, che ha sempre fermamente respinto ogni accusa, e per i suoi difensori».

Condizionale d’obbligo. Rimane infatti l’interrogativo su come i giudici abbiano deciso di inquadrare l’inchiesta avviata dopo l’accesso della moglie al pronto soccorso di Ravenna, la notte tra il 4 e il 5 dicembre scorso, che ha successivamente portato il primo cittadino a rassegnare ufficialmente le dimissioni il 5 gennaio. Due i possibili estremi: i magistrati potrebbero aver ritenuto le accuse totalmente insussistenti, oppure, sul versante opposto, pur considerando valide le contestazioni, potrebbero aver valutato non necessaria alcuna misura.

«È vero che siamo nella fase cautelare e che si tratta di una vicenda il cui merito sarà meglio approfondito in altre sedi processuali», prosegue l’avvocato Cicognani. Tuttavia, puntualizza, «c’è un aspetto sul quale la decisione, se confermata, offrirebbe un riscontro di estrema rilevanza. Poiché l’architetto Missiroli è stato aggredito anche sul fronte del rapporto con i figli che rappresenta l’aspetto più grave e doloroso della vicenda, l’assenza al riguardo di qualsiasi misura nei suoi confronti, anche la più blanda, oltre ad attestare la sua qualità di padre, ne evidenzierebbe l’assoluta credibilità. Spesso anche ciò che non si scrive ha un qualche rilievo».

Missiroli resta al momento indagato a piede libero. La moglie, assistita dall’avvocato Giovanni Scudellari, è stata sentita più volte dopo aver confidato inizialmente agli operatori dell’ospedale di essere stata spinta a terra dal marito finendo con un braccio contro lo stipite della porta (con prognosi di sette giorni). Nel corso dei colloqui era emerso un quadro di presunte violenze fisiche e verbali distribuite negli anni a partire dal 2009, in un rapporto giunto al capolinea già da tempo con la decisione della coppia di intraprendere un percorso di separazione. La pluralità degli episodi riferiti dalla vittima avevano pertanto portato il sostituto procuratore Angela Scorza a chiedere il carcere. Misura cautelare tuttavia rigettata il mese scorso dal giudice per le indagini preliminari Janos Barlotti; pur ritenendo credibile il racconto della moglie del sindaco, il gip non aveva ravvisato gli estremi per contestare il reato di maltrattamenti. Da qui l’appello del pm al Tribunale della Libertà, e la decisione trapelata venerdì di cui ora si attendono le motivazioni.

Nelle ultime settimane gli investigatori della Squadra mobile hanno acquisito testimonianze di persone informate sui fatti. Verosimilmente si tratta di familiari, conoscenti e soggetti vicini alla coppia. Stando alla narrazione della difesa della moglie di Missiroli, la decisione dei giudici bolognesi era «del tutto prevedibile, anche per il fatto che il pericolo di reiterazione dei reati contestati si è notevolmente affievolito in quanto le parti, attualmente, vivono in case separate». Per la difesa del sindaco, invece, le accuse mosse nei suoi confronti sarebbero strumentali.

Per questo le motivazioni del Tribunale della Libertà sono attese da tutte le parti in causa e potrebbero segnare il futuro della carriera del primo cittadino. C’è tempo infatti fino al 26 gennaio per ritirare le dimissioni. Decisione che Missiroli potrebbe dover prendere “al buio”.

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