Certificati “anti-rimpatrio”: otto medici indagati a Ravenna, oltre metà degli stranieri non idonei ai Cpr

Ravenna

Oltre la metà degli stranieri irregolari valutati a Ravenna per l’accesso ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) è stata dichiarata non idonea. È quanto emerge dall’inchiesta sui certificati “anti-rimpatrio” che ha portato all’iscrizione di otto medici (due in più rispetto al numero inizialmente circolato) del reparto di Malattie infettive dell’Ospedale Santa Maria delle Croci nel registro degli indagati per falso ideologico continuato in concorso.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna con il procuratore capo Daniele Barberini e la sostituta Angela Scorza, ha esaminato 34 casi tra settembre 2024 e gennaio 2026. Dei 34 stranieri: 10 si sono rifiutati di sottoporsi alla valutazione clinica, 10 sono stati dichiarati non idonei ai Cpr, i restanti hanno ricevuto il nulla osta.

Il sospetto è che i certificati siano stati compilati con dati non veritieri o non corrispondenti agli accertamenti clinici, dando origine all’inchiesta. Giovedì scorso la Squadra mobile ha perquisito il reparto e le abitazioni dei medici, sequestrando documenti, computer e telefoni. Tra il materiale acquisito: chat, moduli prestampati per le valutazioni di non idoneità e riferimenti ad associazioni come la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, insieme a richiami al codice deontologico medico.

L’indagine è partita da un certificato emesso nel 2025 a favore di uno straniero destinato all’espulsione. Gli inquirenti hanno ricostruito a ritroso l’attività dei medici, rilevando che molti destinatari di provvedimenti di rimpatrio, considerati socialmente pericolosi o inottemperanti agli ordini del prefetto, sono rimasti sul territorio grazie ai pareri sanitari.

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