Caso Bianca e Bernie a Ravenna. I genitori sospendono le rette, ma l’asilo finito nella bufera fa scrivere ai legali

Alcune famiglie hanno sospeso il pagamento delle rette all’asilo nido Bianca e Bernie. Lo hanno fatto per almeno due ragioni: perché a giugno la scuola ha comunicato all’improvviso la decisione di accogliere i bambini a giorni alterni per via dei problemi di capienza contestati dopo i sopralluoghi di questura e Ausl. E - in secondo luogo - perché oltre a dover fare i conti con il disagio del servizio a singhiozzo, hanno appreso che il Comune ha revocato la convenzione con la struttura di via Fiume Montone Abbandonato rimproverando alla gestione presunte irregolarità sul fronte della somministrazione dei pasti, delle iscrizioni e del registro delle presenze. La scuola, dal canto suo, ha risposto con carte bollate: a ogni posizione arretrata è stato inviato un sollecito a firma dell’ufficio legale. Anche per questa ragione sono almeno 15 i genitori di altrettanti bambini che hanno affidato a un avvocato il compito di seguire l’intera faccenda: dall’ormai scontato contenzioso sulle rette, agli sviluppi dell’inchiesta che ha portato la Digos e la Squadra Mobile a sentire ben 58 famiglie.

L’asilo era accreditato con il Comune e poteva garantire 23 posti, stando a quanto si apprende dai numeri citati nella delibera che revoca la convenzione. Durante una delle ultime verifiche, effettuata a giugno, sono stati contati all’interno circa 60 bimbi. Per questo, dopo il controllo, la titolare è corsa ai ripari cercando di distribuire le presenze durante la settimana, alternando l’ingresso ai bimbi. Un fulmine a ciel sereno per le famiglie, preludio della successiva bufera.

Le contestazioni mosse dall’amministrazione riguardano infatti anche il servizio mensa. La Camst avrebbe ricevuto ordini per un numero di pasti proporzionato alla capienza ufficiale della scuola. Secondo le accuse, la gestrice si sarebbe occupata di preparare “in casa” le porzioni mancanti, nonostante potesse farlo limitatamente a precise fasce di età. Riguarda proprio l’alimentazione dei bambini uno degli aspetti su cui i genitori vogliono vederci chiaro. Non solo perché il servizio era a pagamento; c’è chi sospetta che i figli abbiano patito fame o problemi per via del “menù auto-preparato”. Altra ragione che ha spinto i genitori a sospendere i pagamenti riguarda le carte sulle presenze. C’è chi lamenta di non essere stato regolarmente iscritto, pur avendo ottenuto documenti con i quali richiedere il Bonus nido. E proprio su questo aspetto insiste ancora la determina comunale che revoca l’accordo triennale: oltre alla sanzione amministrativa comminata il 12 maggio per omissione della registrazione delle presenze, il 18 giugno l’Inps avrebbe riscontrato incongruenze tra i registri ufficiali, i minori dichiarati frequentanti e la documentazione trasmessa ai fini delle agevolazioni statali.

La replica

Già ieri la gestrice, Claudia Parini, è intervenuta tramite i propri legali, Cristina Ingoli e Giovanni Focaccia, per puntualizzare che l’asilo continuerà l’attività a settembre, ma solo come nido privato, senza la convenzione comunale, parlando anche di correttezza nella gestione dei registri. Intanto Palazzo Merlato ha già provveduto a ricollocare 15 bambini che erano stati indirizzati al Bianca e Bernie tramite graduatoria comunale.

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