Telefonate, lettere anonime e mail. Messaggi inquietanti mandati alla spicciolata un anno fa esatto. Mettevano in guardia i residenti di Solarolo: «Sotto il ponte della ferrovia c’è una bomba inesplosa». Qualcuno ha creduto si trattasse a uno scherzo, compreso (pare) un tecnico comunale che aveva ricevuto la stessa segnalazione misteriosa. Anche perché proprio in quel punto si erano appena conclusi i lavori di RFI per rifare la massicciata della ferrovia. Altri invece non ci hanno pensato due volte a dare l’allarme. Tempo un paio di mesi e gli scavi hanno dato conferma: tombato a 3,20 metri di profondità, nella spalla sinistra di sostegno del ponte ferroviario sul Rio in vicolo Pilastrino Ovest, c’era un ordigno della Seconda Guerra Mondiale, cementato e ricoperto di terra. Volutamente nascosto.
A un anno da quegli avvertimenti choc, la Procura ha ricostruito una vicenda a dir poco surreale, indagando tre persone: il direttore dei lavori per conto delle Ferrovie dello Stato, un 35enne originario di Bentivoglio e residente a Rimini, un 59enne di Portici (Napoli) direttore tecnico della Castaldo Spa, ditta appaltatrice, e il capo cantiere della stessa società, un 44enne di Afragola (Napoli). L’accusa contenuta negli avvisi di fine indagini appena notificati, parla di “attentato alla sicurezza dei trasporti”, oltre alla detenzione illegale della bomba da artiglieria per più di un anno e mezzo, dal 24 febbraio 2024 all’8 ottobre 2025, vale a dire per tutto il periodo in cui quell’esplosivo è rimasto celato sotto terra a un passo dalla linea Solarolo-Castel Bolognese.
Il ritrovamento “scomodo”
Ma torniamo all’origine dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Angela Scorza, che è ora a un passo dalla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei tre indagati. Tutto nasce dai lavori avviati da RFI dopo le alluvioni del 2023 e del 2024 per rifare la massicciata e intervenire su ponticelli di attraversamento di canali e scoli. Un’area tuttora scottante perché interessata peraltro dal progetto per il futuro quadruplicamento ferroviario verso Bologna. Insomma, durante gli scavi gli operai della ditta Castaldo scoprirono l’ordigno, una bomba da artiglieria calibro 155 mm HE, un proiettile esplosivo impiegato durante il secondo conflitto mondiale principalmente dall’armata statunitense: 43 chili di peso circa e all’epoca utilizzata contro fanteria, fortificazioni e postazioni nemiche sull’asse della Linea Gotica.
In casi simili c’è una prassi: stop ai lavori, avviso alle autorità e bonifica. Ma questo avrebbe significato dilatare i tempi, con il rischio per l’impresa di veder congelare tutto di fronte a eventuali esplorazioni ulteriori lungo l’area di intervento. Così i tre indagati, opportunamente informati dagli escavatoristi, avrebbero deciso di tenere il segreto sul ritrovamento, intimando ai sottoposti di non riferire nulla a nessuno e di riposizionare la bomba là dove l’avevano trovata, dopo avere approfondito la buca. Poi cemento, terra e acqua in bocca.
I rimorsi e le lettere
Trascorso un anno, il capocantiere è stato colto da un sussulto di coscienza. Sarebbe lui il mittente e l’autore di quelle lettere e telefonate anonime. «State lontani dal ponte - avvertiva -, c’è collocata una bomba che durante i lavori del giugno 2024 era stata trovata inesplosa sotto la ferrovia». Indicava pure il punto preciso in cui era stata occultata. E proprio lì, in vicolo Pilastrino Ovest, tra l’8 e il 9 novembre scorsi, sono iniziate le operazioni degli artificieri della Folgore, assistiti da vigili del fuoco, carabinieri, polizia locale e addetti delle Ferrovie. Sospesa la linea circolazione dei treni sulla tratta Ravenna-Castel Bolognese, la granata è stata rimossa e portata via in sicurezza.
Il caso di quegli avvisi anonimi, ormai al centro di un fascicolo in Procura, ha portato nei mesi successivi ai presunti responsabili del piano, appunto, il direttore dei lavori, il direttore tecnico e lo stesso capocantiere (difesi dagli avvocati Paola Brighi, Mauro Faccani e Paolo Zoli). Con la conclusione delle indagini, potranno consultare gli atti presenti nel fascicolo, presentare memorie o chiedere di essere sentiti dal pm, in vista - appare ormai scontato - della futura udienza davanti al giudice.