Se un conflitto armato dovesse abbattersi su Ravenna, i beni culturali da salvare sarebbero gli archivi di Stato, comunale, arcivescovile e della biblioteca Classense, che conservano in documenti la storia di Ravenna, e i monumenti del patrimonio Unesco: le basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare in Classe e Nuovo, il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, la Cappella Arcivescovile il Battistero degli Ariani, il Mausoleo di Teodorico, Basilica di Sant’Apollinare. Solo fino a poco tempo fa sarebbe sembrato assurdo anche solo discuterne ma, oggi che l’ebbrezza bellica consegna l’Europa al precipizio del riarmo e retoriche militariste occupano il dibattito politico, il tema è diventato un punto all’ordine del giorno nell’ultima seduta della giunta. A fine luglio, infatti, il comitato ravennate della Croce Rossa Italiana ha inviato a Palazzo Merlato una richiesta per installare «il contrassegno previsto dalla Convenzione dell’Aja del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato». L’istanza chiedeva di inserire i beni nella campagna nazionale della Croce Rossa CRI “Il futuro ha una lunga storia, proteggiamola”. L’iniziativa viene portata avanti dal 2022 (e dall’anno scorso di concerto con Anci grazie a un protocollo di durata triennale) e prevede «l’apposizione di un simbolo distintivo, noto come “Scudo Blu”, anche in assenza di conflitti, per identificare i beni culturali e preservarne l’integrità di fronte ai potenziali rischi derivanti da un eventuale conflitto armato».
La proposta della Croce Rossa è arrivata martedì mattina sul tavolo della giunta, che nella relativa delibera la giudica «importante e meritevole di accoglimento». di fatto «individuando quali beni da proteggere» gli archivi del territorio, «patrimonio di rilevante valore storico, artistico, documentale e culturale e luoghi fondamentali per la conservazione, la tutela e la valorizzazione della memoria della città».
Quanto ai monumenti Unesco, è stato necessario un passaggio preliminare con il Comitato di Pilotaggio, l’organismo locale di gestione dei siti, che ha formulato «indirizzo favorevole, per quanto di competenza, all’installazione del contrassegno conosciuto come “scudo blu”». Di conseguenza è arrivato anche il parere positivo dell’amministrazione comunale, che aderisce così all’iniziativa della Croce Rossa prevedendo di collaborare, «secondo modalità da concordarsi», alla campagna nazionale. Gli “Scudi Blu” per gli archivi saranno collocati con modalità «definite d’intesa con i singoli istituti interessati, nel rispetto delle rispettive competenze e delle specifiche esigenze di tutela e valorizzazione». Nella speranza che non debbano mai servire a difendere il patrimonio dalla follia della guerra.