Si è aperta a Roma l’assemblea annuale dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), inaugurata dalla relazione del presidente ravennate Antonio Patuelli, alla presenza del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nel suo discorso, caratterizzato da un forte richiamo all’etica e alla stabilità finanziaria, Patuelli ha voluto ricordare con profonda commozione i presidenti emeriti Maurizio Sella e Piero Barucci, oltre all’insigne giurista Natalino Irti, definendoli figure esemplari di respiro europeo.
Il presidente dell’Abi ha dipinto un quadro macroeconomico complesso, segnato dai venti di guerra e dalle tensioni geopolitiche internazionali che frenano gli investimenti, alimentano l’inflazione e indeboliscono famiglie e imprese. Di fronte a queste sfide globali, Patuelli ha invocato un’Europa più unita, rapida e coraggiosa, capace di superare la paralisi dei veti nazionali attraverso formule di cooperazione rafforzata, proprio come avvenuto a suo tempo per la nascita dell’Euro. Tra le priorità strategiche indicate per il futuro del continente spiccano la de-burocratizzazione e la nascita di un’Unione europea dei risparmi e degli investimenti in grado di attrarre risorse private verso l’economia reale.
Un passaggio cruciale della relazione ha riguardato l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, ambiti in cui le banche italiane hanno investito ben 6,3 miliardi di euro nel 2025. Per Patuelli, lo sviluppo digitale e la cybersicurezza devono viaggiare di pari passo per contrastare le frodi tecnologiche. Tuttavia, l’evoluzione non deve mai prescindere da un “nuovo umanesimo” in cui la responsabilità dell’uomo prevalga sempre sulle macchine. Il presidente ha inoltre evidenziato il valore dei pagamenti digitali come strumento di trasparenza in grado di generare importante gettito fiscale per lo Stato.
In conclusione, Patuelli ha rivendicato con orgoglio la solidità del sistema bancario italiano, oggi pilastro di stabilità per il Paese e costantemente in prima linea nel sostegno a famiglie e imprese, in particolare durante le emergenze e le calamità naturali. Un ruolo sociale che si unisce a un forte richiamo all’intransigenza morale e all’indipendenza che, sulla scia dell’insegnamento di Luigi Einaudi, devono continuare a guidare l’operato di ogni banchiere.