Bambina uccisa a Ravenna: la sveglia alle 6.50, la figlia in braccio e il cane legato alla vita con il guinzaglio. Così Giulia si è lanciata dal nono piano

Ravenna
  • 10 gennaio 2024

Aveva puntato la sveglia alle 6.50. Giulia Lavatura si è alzata avendo cura di non svegliare il marito. Si è lavata, vestita e ha accostato il mobiletto alla finestra. Le è bastato premere un tasto per rendere pubblico il suo “addio” su Facebook, prima di andare nella cameretta della figlia. Wendy ancora dormiva. Non voleva che si svegliasse. Il suo “No mamma! No mamma!” udito dalla condomina al piano di sotto, non sarebbe stato un grido ma un mugugno in dormiveglia, mentre la madre salendo sul pouf si sedeva sul davanzale della finestra, ruotando il bacino per scendere sull’impalcatura, verso la balaustra. Aveva con sé anche la cagnolina; se l’era legata alla vita con il guinzaglio per riuscire a tenere Wendy con entrambe le braccia, cercando di farle riappoggiare la testa al petto nella speranza che si riaddormentasse. Erano le 7.15 circa quando il rumore del tonfo ha squarciato il silenzio di via Dradi.

Dettagli che lasciano senza fiato quelli raccontati ieri dalla 41enne durante l’interrogatorio con il pm in ospedale. «è consapevole che la bambina non c’è più», spiega l’avvocato Massimo Ricci Maccarini, che parla di un gesto mosso da una «pazzia lucida» raccontata con «una dialettica notevole e discorsi costruiti con apparente logica», che raccontano tuttavia la storia di «una fragilità incredibile di una ragazza dolcissima» . Ne sarebbero la prova alcuni ricordi rimproverati al marito Davide e riferiti ieri durante il colloquio al Bufalini: per esempio, una parolaccia sfuggita alla presenza della figlioletta nell’occasione in cui gli occhiali gli erano caduti dal tavolino.

«è mia opinione che questa ragazza non sia imputabile», dichiara il legale al termine del primo colloquio, che sarà seguito dall’udienza di convalida previsto davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti. E aggiunge, riferendosi al percorso di cura al Csm: «Giulia aveva bisogno di aiuto, un aiuto che però non è arrivato. In un caso come questo gli interventi dal punto di vista legale non devono essere finalizzati alla pena, che lei ha già avuto e che l’accompagnerà per sempre, ma alla tutela della sua vita e della sua mente, che pur essendo bella, ha delle fragilità tremende. La questione deve essere di tipo psichiatrico alla luce di alcune lacune alle quali giuridicamente non si può rispondere».

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