«Area marina protetta». Ravenna candida la Foce del Bevano

Ravenna

L’area della Foce del Bevano potrebbe diventare la 31esima area marina protetta in Italia; o almeno così lo spera il Comune di Ravenna che - insieme al Parco del Delta del Po - ne annuncia la candidatura al Ministero dell’ambiente. L’area marina protetta è una zona delimitata di mare istituita e gestita dal Ministero allo scopo di preservarne la biodiversità marina e l’habitat naturale. Quella che interesserebbe la nostra costa si estende per circa 4mila 700 ettari - 575 di terra e oltre 4mila di mare fino a 3 miglia nautiche - tra Lido di Dante e Lido di Classe. E’ un patrimonio più unico che raro: «Si tratta di uno dei pochi esempi residui di costa adriatica rimasta in condizioni naturali. Proteggerlo significa conservarne la memoria», specifica il sindaco Alessandro Barattoni.

L’area in questione comprende la foce del Bevano, che si estende per circa 40 ettari, e i 6 km di spiagge e dune intatte che - da nord a sud - conducono fino alla foce dei Fiumi Uniti. Ma non finisce qui: anche le pinete demaniali Ramazzotti e Savio - piantate a fine Ottocento per proteggere le piantagioni dai venti marini - e il braccio di mare basso faranno parte della futura - qualora istituita - area marina protetta. La ricchezza di questa zona parte dall’habitat - banchi di sabbia, estuari, lagune costiere, dune mobili embrionali e dune con ginepri. Per non parlare della flora e fauna: dai cavallucci marini alle tartarughe marine comuni passando per i delfini e gli inconfondibili fratini.

Diversamente da altre zone dell’Adriatico settentrionale, il passaggio tra mare a entroterra in questa porzione di territorio segue ancora la sua successione naturale: battigia, spiaggia, dune attive, dune consolidate e bassure retrodunali. Nella sua unicità, conserva infatti un buon equilibrio tra antropizzazione e natura che viene preservato - con forti livelli di protezione - impedendo l’insediamento balneare. «Istituire un’area marina protetta significa alzare il livello di protezione che già esiste anche in mare, tutelando paesaggi marini, habitat e specie», spiega Barattoni. La missione è molto ambiziosa, anche perché prima bisogna completare un iter burocratico lungo e complesso: in prima battuta il Ministero fa uno studio tecnico e approfondito dell’area; poi elabora una proposta di perimetrazione, si consulta con gli enti locali e dopo diversi passaggi formalizza l’istituzione della zona protetta in Gazzetta Ufficiale. Su questo punto, il Comune è però molto ostinato: «Sappiamo che il percorso e la meta sono ambiziosi, ma siamo determinati a tutelare un patrimonio naturalistico straordinario». In ballo ci sarebbe anche un primato italiano: la foce del Bevano potrebbe diventare la prima area marina protetta con fondali limosi o sabbiosi e costa sabbiosa.

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