A tre anni dall’alluvione, Legacoop Romagna in una nota tiene acceso il riflettore sul tema più delicato: “Vogliamo riconoscere il deciso cambio di passo impresso dalla Struttura Commissariale guidata dall’ingegner Fabrizio Curcio. Rispetto alla precedente gestione, abbiamo assistito a un metodo fatto di grande pragmatismo e ammirevole disponibilità all’ascolto. Questo ha permesso di accelerare i tempi e raddoppiare i decreti di erogazione. In 15 mesi ne sono stati emessi circa 4.000, il doppio di quanto avvenuto sotto il generale Figliuolo. Non sono cambiate solo le cifre, anche l’approccio è importante. Oggi registriamo, oltre a una innegabile competenza tecnica, anche un diverso modo di affrontare i problemi, sicuramente più vicino al territorio. Tuttavia, ce lo dicono le liquidazioni dei danni ottenute, siamo solo a metà del percorso e non possiamo non ribadire le posizioni e le criticità che i cooperatori hanno già espresso con forza in questi anni. Digitalizzare un processo non garantisce minore burocrazia: con la Piattaforma Sfinge è successo proprio questo, tanto che solo il 10% dei potenziali richiedenti (70mila privati e 16mila aziende) sono riusciti a completare la procedura”.
Alluvione tre anni dopo, Legacoop Romagna: “Come liquidazione dei danni siamo solo a metà del percorso”
- 16 maggio 2026
La solidarietà e la sicurezza
“L’impatto dell’alluvione sulla cooperazione di Legacoop Romagna - sottolinea la nota - fu enorme: 22 imprese associate coinvolte tra Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, e danni complessivi per oltre 45 milioni di euro, di cui 30 solo nelle cooperative agricole braccianti, che tanto fecero per proteggere i centri abitati, consentendo che i loro terreni venissero allagati. Ugualmente grande fu la solidarietà cooperativa che si mobilitò in tutto il paese. Grazie al sostegno di Legacoop nazionale, alle grandi strutture come Coop e Conad e alle tantissime campagne avviate in quei giorni, il movimento cooperativo ha devoluto oltre 6 milioni di euro per il ripristino dei territori e delle strutture produttive. In quelle terribili settimane, abbiamo assistito ad una solidarietà fra cooperative che è stata altamente rappresentativa di quanto siano solide ed importanti le relazioni, in questo sistema di imprese. Ricordiamo, ad esempio, le cooperative giunte da fuori Romagna in sostegno alle Cab di Ravenna e le cooperative romagnole che si sono attivate vicendevolmente, anche a supporto di tanti singoli soci alluvionati, come è successo a Forlì. Esempi di attaccamento e di senso di appartenenza alle proprie comunità, che sono un tratto distintivo di cui poter essere orgogliosi”.
Resta il nodo della sicurezza: “Resta altissima la nostra preoccupazione per la variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI Po) e soprattutto per l’individuazione delle aree destinate a tracimazioni controllate, ovvero quelle zone in cui sarebbero indirizzate le acque per salvare i centri abitati. Il territorio deve essere messo in sicurezza, su questo non c’è dubbio, ma non si può pensare di bloccare per sempre ogni possibilità di sviluppo. L’auspicio e la richiesta formale di Legacoop Romagna è che l’Autorità di Bacino del Fiume Po e le Istituzioni tutte adottino lo stesso metodo di lavoro e di dialogo costruttivo inaugurato dal commissario Curcio. La Romagna vuole continuare a rialzarsi, ma per farlo ha bisogno di risposte veloci, risorse certe e di non restare ingabbiata in norme che rischiano di paralizzare la ripartenza del nostro tessuto produttivo e sociale. Negli incontri di questi giorni abbiamo compreso che questo concetto è molto chiaro a chi in quei giorni prese il timone della situazione, come la Regione e i Sindaci. Meno a chi all’epoca sottovalutò la situazione. Non abbiamo dimenticato alcune frasi infelici (“Il governo non è un bancomat”, ad esempio), che fanno male ancora oggi”.