BOLOGNA. Strigliata del commissario Fabrizio Curcio sulla ricostruzione post-alluvione in Emilia-Romagna. “Spesso la figura commissariale viene intesa un po’ come la soluzione di tutte le problematiche. Ma le mie competenze sono chiare”. Curcio lo mette in chiaro questa mattina a Bologna, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia dell’Agricoltura, nella sala dello Stabat Mater in Archiginnasio. Secondo Curcio, è necessario “riportare la corretta visione sul dissesto idrogeologico: c’è una fase emergenziale; c’è una fase di ricostruzione, che in genere è supportata dal Governo centrale; e poi c’è la visione del territorio e il tema del rischio, che è a carico degli enti territoriali, regionali, le autorità di distretto e le comunità scientifiche che fanno parte del territorio, con risorse ad hoc”. Da questo punto di vista, ricorda il commissario, “è stato stanziato un miliardo di euro nei prossimi 11 anni ed è una responsabilità che poi attiene al territorio, su cui il commissario fa una sorta di passaggio di consegne”. Curcio risponde anche alle preoccupazioni dei cittadini della Val di Zena, nel bolognese. “La situazione della Val di Zena, come altre che sono emerse in maniera importante, hanno evidenziato che c’è un tema di danno relativo al 2023-2024, ma c’è anche un tema di rischio in generale- sottolinea Curcio- il commissario si occupa del danno, quindi sulla Val di Zena promuove le opere che sono state segnalate dal territorio”. L’impegno, precisa Curcio, è “fare in modo che i lavori che sono inseriti nel piano di ricostruzione, che è di responsabilità del commissario, vadano avanti. In alcuni casi stiamo andando meglio, in alcuni casi dobbiamo fare ancora più pressione. Io sono sul territorio a mettere insieme i soggetti attuatori, che hanno la responsabilità delle opere”.
Poi, ribadisce però il commissario, “c’è un tema di visione del territorio, che riguarda anche la Val di Zena, e di quali sono le opere strutturali che si pensa di voler realizzare. Qui il commissario non è che non se ne vuole occupare, ma non se ne può occupare, perché il tema del rischio della Val di Zena e di tante altre comunità, appartiene alle scelte strutturali del territorio. Capisco che spesso il commissario viene chiamato in ballo su tante cose, e io sono sempre disponibile, ma so dove mi devo fermare perché le mie competenze sono chiare”. Anche sulle delocalizzazioni, richiama Curcio, “il commissario non fa altro che applicare la norma. E la norma prevede che il commissario fornisca dei contributi per la delocalizzazione a coloro che hanno avuto dei danni e che sono in zone dove non si può ricostruire”. In questo senso, ricorda il commissario, è stata fatta un’ordinanza “e ci sono delle procedure: si sta lavorando. In alcuni casi ci sono anche delle procedure speciali, come a Traversara”. Se invece il tema della delocalizzazione è collegato al rischio, insiste Curcio, “allora si ha una fattispecie completamente diversa, su cui il commissario non ha poteri. Se sono in una zona a rischio, non ho avuto il danno ma ho paura, che ci può stare, non è il commissario lo strumento col quale intervenire. Perché il tema della delocalizzazione a quel punto non è più l’alluvione 2023-2024, ma riguarda l’Emilia-Romagna e tutte le regioni che hanno questo problema”. Quindi, ragiona Curcio, “il tema della delocalizzazione più generale è un tema nazionale e deve trovare una soluzione in strumenti che non sono propri del commissario”.