Ravenna: voleva sparare alla moglie e suicidarsi. Arrestato 57enne

Aveva già scritto tutto. L’intenzione di uccidere la moglie e poi togliersi la vita l’aveva annotata su dei blocknotes custoditi in un cassetto di casa. Erano destinati a lei i colpi nel caricatore della pistola clandestina che aveva portato con sé, all’appuntamento per parlare della separazione in corso. Se non fossero bastati per farla finita dopo l’esecuzione della consorte, aveva già preparato un cappio per evitare l’arresto. Non ha fatto in tempo. I carabinieri lo hanno bloccato prima che si consumasse il dramma. L’uomo, camionista 57enne originario della provincia di Catania ma residente nel Ravennate da una trentina d’anni, è finito in manette domenica pomeriggio, dopo il tempestivo intervento delle forze dell’ordine che lo hanno sorpreso a un passo dal luogo di lavoro della vittima, con la pistola in pugno. Ora si trova in carcere. L’accusa formulata nei suoi confronti dal sostituto procuratore Marilù Gattelli contempla la minaccia aggravata, il possesso illegale dell’arma e delle munizioni. Ma l’impressione è più quella di un omicidio sventato per un soffio.

La pistola in auto

I fatti sono accaduti appena tre giorni dopo l’omicidio/suicidio che ha spezzato due vite sconvolgendo via Gardella, sempre a Ravenna. Domenica a mezzogiorno la donna aveva accettato di incontrare il marito nel bar di sua proprietà per parlare della separazione. Il tempo di un caffè, poi gli aveva chiesto di posticipare la conversazione al termine del turno di lavoro. Così l’uomo l’aveva attesa nel parcheggio a bordo della propria auto. Ed è lì che quando l’ha vista avvicinarsi, senza scendere, ha impugnato la pistola appena estratta dal cruscotto. Una Beretta calibro 7,65, mai dichiarata. Non gliel’ha puntata contro, ma l’ha tenuta in mano, informandola dell’intenzione di utilizzarla contro di sé per placare la sofferenza dovuta alla fine del loro matrimonio.

Terrorizzata, la vittima è scappata all’interno del locale raccontando tutto alla collega, la quale ha dato l’allarme alle forze dell’ordine.

L’arresto

I riscontri trovati durante l’intervento degli uomini dell’Arma si sono sommati uno dopo l’altro. Nell’auto è sbucata l’arma con otto colpi nel caricatore. Lo stesso 57enne ha consegnato un proiettile dalla tasca dei pantaloni. Ma altri ne sono saltati fuori durante la perquisizione domiciliare: due da un cassetto della cucina e ulteriori 23 in una scatola nascosta in un mobile del soggiorno, tutti dello stesso calibro.

Sono poi emersi gli appunti manoscritti con i pensieri inquietanti, sufficienti ad armare la sua mano. Infine, dentro una borsa riposta in un armadio nella camera da letto, gli inquirenti hanno trovato un cappio.

L’uomo è comparso martedì davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti per l’udienza di convalida, difeso dall’avvocato Giorgia Montanari. Nei suoi confronti è stato disposto il carcere alla luce del pericolo di reiterazione del reato. Un rischio valutato come concreto: l’indagato, ravvisa il giudice, non è in grado di dominare le proprie pulsioni, e non è escluso che una volta ai domiciliari, riesca a recuperare altre armi.

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