Ravenna, un “guaritore” padovano ha collegato i no vax a Passarini

Trovare un medico di base disposto a vaccinare per finta contro il Covid non dev’essere semplice. Ecco spiegato come mai, da Belluno, in tre si siano spinti fino a Marina di Ravenna dal dottor Mauro Passarini. Una trasferta organizzata dal padre di una minorenne, convinto sostenitore della filosofia no vax e disposto a pagare pur di non lasciare che l’ex compagna somministrasse il siero alla figlia. Il contatto con il medico di base ravennate, lo avrebbe avuto da un “guaritore” residente a Padova. Emerge questo dagli atti dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Angela Scorza, che ha portato al sequestro di 79 green pass e all’arresto del ginecologo ravennate di 64 anni, medico vaccinatore convenzionato con l’Ausl e ora in carcere perché accusato di peculato, falso ideologico e corruzione.

Telefonate al “guaritore”

Ci sono alcune telefonate, riscontrate dall’analisi dei tabulati telefonici, che collegano il padre della ragazzina e il dottor Passarini alla stessa persona. Il 18 settembre, giorno della “vacanza sanitaria” a Ravenna con la figlia e la nuova moglie (evidentemente consapevole delle reali ragioni di quella “gita al mare”), l’uomo avrebbe chiamato per due volte l’utenza del “guaritore” padovano 53enne, titolare di uno studio olistico. Il suo numero compare in rete grazie a un sito omonimo nel quale si presenta come pronoterapeuta esperto di discipline olistiche, tra “lettura dell’aura”, “pratiche Egizio-Essene” e curriculum in cui cita gli studi di “medicina cinese”. Anche Passarini lo contatta: i due vengono intercettati in più conversazioni telefoniche lo scorso 30 ottobre, 13 giorni dopo essere stato perquisito dagli investigatori della Squadra Mobile. Il dottore, ormai consapevole di essere indagato, era preoccupato. Lo informava che a giorni sarebbero stati esaminati i dispositivi informatici che gli erano stati sequestrati. Si tratta del materiale prelevato nel blitz del 17 ottobre, giorno in cui gli inquirenti hanno attesto che padre, figlia e moglie bellunesi, tornati in Romagna per la seconda dose, uscissero dalla porta dell’ambulatorio di via Spalato 37 a Marina di Ravenna, vaccinati nel tempo record di appena 13 minuti. Con i computer del dottore, sono stati portati via i tre flaconi di vaccino Pfizer aperti e senza etichetta, due dei quali pieni d’acqua e il terzo diluito (a detta del medico di base), oltre all’unica siringa utilizzata solo sull’adolescente, per farle credere di avere concluso il ciclo vaccinale.

Il racconto della minorenne

A dimostrare che entrambe le iniezioni praticate alla giovane contenevano probabilmente acqua anziché le dosi di siero anti SarsCov2 ordinate all’Ausl, è stato il test anticorpale fatto per due volte alla ragazza, senza riscontrare la minima traccia di anticorpi contro il virus. Eppure il suo green pass risultava in piena regola. La stessa minorenne aveva riferito alla madre le circostanze strane di quei due viaggi per recarsi dal vaccinatore ravennate, uno di sabato, l’altro di domenica. Aveva raccontato che la prima volta, al loro arrivo, il medico non era presente e che il padre aveva contattato telefonicamente un comune amico (ormai è chiaro chi fosse), il quale gli aveva detto di attendere. Quegli accertamenti clinici fatti fare dalla mamma della ragazzina hanno innescato la reazione a catena che ha portato non solo all’arresto di Passarini, ma all’indagine che coinvolge fra gli indagati anche un poliziotto che avrebbe fornito al dottore informazioni sull’inchiesta ormai avviata; rischia anche il padre della giovane, per il sospetto pagamento di 1.555 euro per i finti vaccini, corrispondenti ai contanti trovati in tasca al 64enne al momento del blitz della polizia. L’indagine insomma appare destinata ad allargarsi.

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